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La situazione in giro per il mo
10.06.2005

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Il 14 è ormai alle porte, tantissime le celebrazioni in tutto il Mondo per la Giornata del Donatore di Sangue, alcune molto curiose….Ma prima, qualche dato che possa fornire un quadro generale. La Fact Sheed n.279/giugno 2004 dell’OMS ci informa che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale ha urgente necessità di “sangue sicuro”. Degli 80 milioni di unità di sangue donate annualmente in tutto il mondo, solo il 38% è raccolto nei Paesi in via di sviluppo, nei quali risiede 82% della popolazione mondiale. La media numerica di donazioni per 1000 abitanti è di 12 volte più grande nei paesi con alto Indice di Sviluppo Umano  (HDI), rispetto i Paesi che ne hanno uno basso. Ed è proprio in questi ultimi che il 42% del sangue raccolto da nuovi donatori proviene da parenti o donatori remunerati. Ne consegue una maggior incidenza di infezioni.

Per continuare con i dati, nell’interessante rapporto, si legge che meno del 30% dei paesi hanno un Servizio Trasfusionale Nazionale, o perlomeno un coordinamento.

Ma anche se questi dati preoccupanti fanno riflettere,  tantissimi sono i progressi compiuti negli ultimi anni: in 39 paesi l’approvvigionamento totale del prezioso farmaco è su base volontaria e  non retribuita. E, negli oltre 50 paesi nei quali viene condotta la raccolta con questo criterio, si è rilevata tra i volontari una quasi totale scomparsa di incidenza di infezioni da Virus HIV.

 Tra i Paesi definiti “low HDI” è straordinario il Progetto denominato “Pledge o Club 25” sul quale ci siamo soffermati anche l’anno scorso. In pratica, per affrontare efficacemente la diffusione del virus HIV, le autorità dello Zimbawe nel 1989 iniziarono una campagna tra gli studenti di età compresa tra i 16 e i 19 anni. Alcuni di questi primi studenti, furono così entusiasti dei risultati raggiunti, che istituirono il progetto Pledge o Club 25. L’obiettivo consisteva nel compiere almeno 25 donazioni entro il compimento del 25.mo anno di età. Il maggior successo fu quello di preservare i giovani volontari dalla contrazione del virus dell’HIV e dalle altre malattie. Era tale il loro coinvolgimento, che per raggiungere l’obiettivo misero in atto tutte le misure necessarie per un corretto stile di vita. Fine ultimo: la donazione di sangue sicuro. A riprova, il tasso di infezione da HIV, tra questi giovani, passò dal  4,45% del 1989 allo 0,61% del 2001. Tale modello, proprio per il positivo riscontro e per l’alta valenza educativa è stato esportato dallo Zimbawe ad Haiti, in India, Indinesia, Malawi, Filippine, Uganda e Sud Africa.

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