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Il Presidente Nazionale
13.09.2005

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La scorsa settimana un importante quotidiano nazionale ha pubblicato la notizia, ripresa poi dai mass media, di una idoneità alla donazione negata ad un cittadino dichiaratosi omosessuale.La notizia deriva chiaramente dalla presunta discriminazione in ordine alle tendenze sessuali del cittadino.Non conoscendo dettagliatamente i fatti oggettivi, vorrei esporre alcune riflessioni. Partiamo dalla sicurezza del sangue donato e dalla selezione sui donatori.Il primo diritto da salvaguardare è quello della tutela della salute degli ammalati, in secondo luogo quella dei donatori.Per questo la legge che regolamenta il settore trasfusionale nel nostro Paese è molto rigida e, con il contributo delle associazioni dei volontari, ha previsto un protocollo di selezione che tutela innanzitutto il malato.L’accertamento dell’idoneità alla donazione è compito del medico selezionatore, che decide in base alle notizie che ottiene dalla storia e dall’intervista dell’aspirante donatore, oltre che dalla visita medica che effettua. L’inidoneità alla donazione può essere stabilita per patologie, che mettono a repentaglio la salute del donatore o quella del ricevente, ovvero per l’evidenza di condizioni potenzialmente pericolose come comportamenti o pratiche ritenute a rischio.Per noi dell’Avis, questa è l’unica discriminazione che accettiamo.
Anzi, pretendiamo. Omosessuale o eterosessuale che sia, qualsiasi donatore deve sapere che con comportamenti sessuali promiscui il rischio per la salute, propria e soprattutto per il paziente ricevente, aumenta.La donazione di sangue è un atto libero e non remunerato, caratterizzato da una grande responsabilità verso un altro essere umano. La massima sicurezza trasfusionale deriva non soltanto dal numero e dalla qualità dei test medici che vengono effettuati su tutto il sangue raccolto, quanto dall’informazione ed educazione del donatore periodico, che lo porta ad auto escludersi in caso di comportamenti a rischio o a comunicare direttamente al medico le eventuali problematiche fisiche non ancora riconosciute. La comunicazione medico – donatore è un momento cruciale della selezione e, conseguentemente, della sicurezza trasfusionale.
Deve quindi essere svolta con competenza, calma e scrupolosità in una relazione reciprocamente rispettosa e sincera.
Affrontare il tema della donazione del sangue come diritto lo ritengo fuorviante. Il primo dovere del donatore di sangue non è quello di donare comunque, ma di condurre uno stile di vita corretto e sano per poter continuare a donare senza mettere in pericolo coloro che riceveranno il suo sangue. Per questa, ribadisco, sono necessarie conoscenza, responsabilità, relazione; pertanto non è concepibile la discriminazione come rifiuto o distacco dall’altro. Io credo che, oggi come domani, il ruolo svolto dai donatori di sangue periodici, volontari, associati è imprescindibile per garantire la sicurezza dell’ammalato.

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