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Donazioni, 2009 anno difficile
04.03.2010

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La crisi economica ha fatto sentire il suo effetto anche nel Terzo settore:
il 37% delle organizzazioni non profit infatti ha registrato nel corso del 2009
una flessione nella raccolta fondi rispetto all’anno precedente. Una situazione
che sarebbe potuta essere ancor peggiore se durante la raccolta natalizia di due
mesi fa non si fossero manifestati segni evidenti di ripresa: la raccolta fondi
di Natale è andata infatti meglio dell’intera raccolta fondi del resto dell’anno
e ha superato nettamente anche la raccolta natalizia del 2008. Un aumento di
donazioni che spinge le organizzazioni non profit a ipotizzare un 2010 meno
difficile dell’anno appena trascorso.

I dati sul 2009 come “anno nero per il settore non profit” sono contenuti
nell’indagine “La generosità batte la crisi?”, curata dall’Istituto italiano
della donazione e illustrati ieri al Cnel. La ricerca è stata realizzata su un
campione di 103 organizzazioni non profit (quasi la metà attive nel versante
della cooperazione internazionale, il 30% in quello della salute, il 20% in
quello dell’emarginazione sociale, con piccole presenze nei campi dell’ambiente
e della cultura).

Delle Onp intervistate, il 23% ha incrementato nel 2009 la propria raccolta
fondi rispetto all’anno precedente, il 40% non ha avvertito alcun cambiamento
sostanziale e il 37% ha invece raccolto meno dell’anno prima.
La raccolta fondi natalizia del 2009 è andata meglio della raccolta fondi
dell’intero anno e anche di quella natalizia del 2008: tutte le Onp recuperano
terreno in questa ultima parte dell’anno: il trend, negativo per tutto il 2009,
sembra dare segnali di ripresa. I dati mostrano che il 26% delle Onp ha raccolto
di più rispetto alla raccolta natalizia dell’anno precedente, con un aumento di
12 punti percentuali rispetto all’aumento registrato a Natale 2008 rispetto alla
raccolta del 2007. Sempre rispetto a dodici mesi prima, nel 2008 aveva raccolto
di meno il 37% delle organizzazioni non profit, nel 2009 tale quota è scesa al
26%.
Secondo la ricerca, questo dato può essere interpretato col fatto che la crisi
economica ha iniziato ad influire già dal Natale 2008 per ripercuotersi su tutto
il 2009, lasciando un po’ di respiro alla raccolta fondi natalizia del 2009.

Che la crisi abbia fatto pienamente il suo corso durante l’anno lo dimostrano
anche i dati riguardanti le aspettative sul 2009 rilevate a gennaio 2009 e le
stime sull’effettivo andamento della raccolta fondi osservate a giugno 2009 e a
gennaio 2010: a gennaio 2009 le Onp prevedevano di perdere, rispetto all’anno
prima, nel 27% dei casi ma già a metà anno, nella rilevazione relativa a giugno
2009, stimavano di aver perso di più (il 34%) di quanto avevano previsto, per
poi arrivare a fine anno a indicare una perdita nel 37% dei casi.

Quanto alle previsioni per il 2010, queste sono molto più ottimistiche rispetto
a quelle del 2009, forse – spiegano i ricercatori – solo come forma di reazione
rispetto ai risultati non positivi riscontrati durante l’anno. Nel 2010, oltre
la metà delle Onp (il 51%) prevede di raccogliere più dell’anno precedente,
mentre il 38% stima risultati in linea con quello appena trascorso e appena
l’11% si attende un peggioramento. L’ottimismo generale è confermato dal
confronto con le previsioni che erano state fatte dodici mesi fa: a inizio 2009
solo il 23% si attendeva un risultato migliore rispetto al 2008, mentre la metà
ipotizzava risultati in linea con il 2008 e il 22% indicava il timore di un
calo. Se a gennaio 2009 dunque ben il 22% delle Onp si aspettava di dover tirare
la cinghia, questa percentuale è ora – riferita all’anno 2010 – scesa al 9%.
“L’indagine – spiegano i ricercatori – ha rilevato per tutti i settori, in
particolare quelli più colpiti dalla crisi, una propensione fortemente positiva
verso il futuro”.
Nonostante questo, comunque, la percezione della crisi però resta evidente, dal
momento che per le Onp gli effetti della stessa sono tutt’altro che acqua
passata: alla domanda se gli effetti della crisi siano esauriti, infatti, ben il
94% delle organizzazioni risponde negativamente, facendo intendere che la
situazione economica e finanziaria continua – nonostante l’ottimismo – a destare
preoccupazione.

Ma come la minore propensione alla donazione dei privati cittadini ha potuto
ripercuotersi sugli andamenti dei tre settori studiati?
La buona performance della cooperazione internazionale, la sostanziale tenuta
dell’emarginazione sociale e il vistoso contraccolpo subito dalla Salute-ricerca
scientifica sono dovuti, secondo i ricercatori, ad una serie di concause, nelle
quali rivestono un ruolo decisivo le modalità operative con le quali viene
indirizzata la donazione. Così, se il terremoto in Abruzzo ha accentrato su di
sè la gran parte delle donazioni inviate tramite sms, penalizzando largamente il
settore della ricerca scientifica che su tale mezzo investe molto (soprattutto
nel periodo fra aprile e giugno), le forme di pagamento meno volatili (come i
Rid bancari generalmente utilizzati, ad esempio, per il sostegno a distanza)
hanno reso più agevole la tenuta del settore della cooperazione internazionale,
che su di essi si fonda. Nelle differenze fra i tre settori, e soprattutto nella
buona prestazione della cooperazione internazionale, ha giocato un ruolo anche
il positivo andamento della campagna natalizia 2009, superiore a quella del
resto dell’anno: a Natale hanno generalmente maggior successo proprio le
campagne concentrate sull’aiutare gli altri, concetto che ben richiama lo
spirito natalizio e che è molto frequente proprio nei temi affrontati dalla
cooperazione internazionale.
da www.dire.it

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