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Tariffe postali, verso il 50% di sconto
29.04.2010

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Con un emendamento presentato dall’onorevole Marco Pugliese (Pdl) e
Luigi Bobba (Pd) al ‘dl incentivi’ attualmente in discussione alla
Camera dei Deputati si è finalmente aperta una strada che mira alla
salvaguardia dei giornali e periodici editi da associazioni prive di
fine di lucro e non profit in merito alla eliminazione delle tariffe
postali agevolate varate dal governo lo scorso 31 marzo.

Grazie a un input arrivato direttamente dal Dipartimento Editoria della
Presidenza del Consiglio, e dunque direttamente dal sottosegretario che
ne ricopre la delega, Paolo Bonaiuti, il governo sembra aprirsi a una
soluzione positiva, in merito all’eliminazione delle tariffe postali
agevolate per il mondo del non profit. Forte e assiduo è stato
l’interessamento e il lavoro di pressione sul governo esercitato da
molti parlamentari della maggioranza (Gabriele Toccafondi in testa) e
dell’opposizione (Gigi Bobba), che hanno ottenuto, in attesa di un
riordino complessivo del settore, almeno la salvaguardia di questo
settore vitale e importante dalla mannaia dei costi di abbonamento
delle tariffe postali.

L’emendamento però, allo stato riguarda solo le associazioni definite
“senza fini di lucro”. Il testo prevede un’agevolazione massima del 50%
della tariffa ordinaria applicata da poste (che è di 0,28 euro per
singolo invio sino a 200 grammi, quindi l’agevolazione sarebbe pari a
0,14 euro) oltre naturalmente a dover rispettare il limite massimo di
spesa indicato (30 milioni di euro). L’emendamento Pugliese-Bobba è il
numero 2.sexies del comma 2 del decreto incentivi (dl 3350, di
conversione del decreto legge 40/2010 su incentivi, frodi fiscali e
riscossione, attualmente all’esame delle commissioni VI (Finanze) e X
(Attività produttive) è stato approvato stamane dalle due commissioni
ma deve ancora passare l’esame di merito di altre commissioni
competenti, a partire da quella (cruciale) del Bilancio e altre, come
le Comunicazioni. Superato l’esame delle commissioni, passerà al vaglio
dell’aula, andrà al Senato e, ove venissero apportate altre modifiche,
tornerà alla Camera. Un iter ancora lungo, quindi, ma un primo e
positivo segnale, per tutti noi.
da www.vita.it

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