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Terre diverse, stesso sangue
07.03.2011

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Genova è da sempre un punto di incontro tra diverse culture. Da sempre crocevia di popoli, lingue ed etnie diverse, il capoluogo ligure è stato scelto per ospitare, sabato 5 e domenica 6 marzo, il corso ECM
(Educazione Continua in Medicina) e il convegno nazionale intitolati “Terre
diverse, stesso sangue”.Medici trasfusionisti, docenti universitari,
rappresentanti di associazioni di volontariato straniere e delle comunità
immigrate si sono dati appuntamento allo Starhotels President per parlare di donazione del sangue e integrazione sociale, due temi di grande attualità dalle molteplici implicazioni.

Il corso ECM, organizzato da Avis Regionale Lombardia e da AVIS Nazionale, si
è tenuto nella mattina del sabato ed è stato incentrato su tematiche
medico-scientifiche, come la selezione dei donatori stranieri, la tracciabilità
e i gruppi sanguigni rari.

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con l’apertura del convegno
nazionale, promosso da Avis Regionale Liguria e AVIS Nazionale.
Carlo Brusa,
Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte
Orientale, ha introdotto gli argomenti dell’evento e ha passato il testimone
agli antropologi Matteo Aria e Luca Mancini. Attraverso i risultati di ricerche
condotte negli anni passati in alcune comunità straniere come quella senegalese
e romena, i due docenti hanno focalizzato l’attenzione sul concetto di “dono” e
sul significato che questo assume nelle diverse culture. Un tema, questo, di
fondamentale importanza, che pone il volontariato di fronte a una grande sfida: quella di avvicinarsi all'”altro” per individuare approcci
comunicativi efficaci.

È stata poi la volta di Vanda Randi,
Dirigente del Servizio Medico Trasfusionale di Bologna, che ha ripreso uno dei
temi affrontati nella mattinata, cioè l’idoneità al dono del cittadino
straniero. La dott.ssa Randi ha passato in rassegna la normativa europea e
italiana in materia, riportando dati sui flussi migratori e descrivendo le pratiche
adottate in Emilia Romagna per selezionare i donatori. “L’immigrazione – ha
commentato – offre l’occasione per una conoscenza umana più profonda. Per questo
motivo, bisogna stimolare un rapporto più diretto con gli aspiranti donatori
stranieri, mettendoli a loro agio per approfondire con tutta tranquillità quegli
aspetti molto personali su cui si basa la valutazione di idoneità”.

La seconda sessione pomeridiana, coordinata da Annamaria Fantauzzi –
referente dell’Osservatorio di AVIS Nazionale per la cultura del dono, è stata
dedicata alle esperienze della nostra Associazione nella campo della cooperazione internazionale e dell’integrazione sociale. Una testimonianza del lavoro svolto negli ultimi anni oltre i confini nazionali è giunta da Malika Mazzine, presidente dell’Associazione marocchina dei
donatori di sangue, con cui nel 2007 è stato siglato un protocollo d’intesa. La
dott.ssa Mazzine ha descritto l’organizzazione del sistema trasfusionale del suo
Paese e ha, inoltre, ripercorso le tappe della visita formativa che nel 2009
aveva portato una delegazione marocchina in Italia, a conoscere più da vicino la
nostra realtà associativa e medica.

Al convegno sono intervenute anche Emilia Stoica, Presidente della Lega dei
Romeni in Italia, realtà con cui nel 2008 la nostra Associazione ha firmato un
accordo per la promozione del dono, e la testimonial Paula Mitrache, volto di
una campagna di sensibilizzazione targata AVIS.

Prendendo spunto dallo slogan di questa campagna, ‘È qui che abbiamo scelto
di vivere, è qui che la nostra generosità diventa amore per la vita’, le due
ospiti romene si sono dette sicure che l’impegno di AVIS in questa direzione
rappresenti un forte stimolo per rafforzare il senso di appartenenza degli
stranieri alla società italiana.Nella mattinata di domenica “Terre diverse stesso sangue” è ripreso con
l’introduzione del moderatore, il giornalista di Vita, Martino Pillitteri, e
l’intervento di Luciano Malusa, docente all’Università di Genova.
Malusa ha affrontato il tema complesso del rapporto tra tradizioni religiose e
salute da un punto di vista storico e comportamentale.

“La problematica delle diverse norme religiose aventi rilievo sanitario in
conflitto con le leggi civili, quindi si è riaperta con l’immigrazione. Occorre
di conseguenza che siano elaborati nuovi criteri per gestire l’accesso alla
cura. La questione non si può risolvere richiamando alla prassi vigente nei
nostri paesi prima dell’immigrazione. Occorre cercare di capire le esigenze
nuove, le quali sono contrastanti con l’assoluta prevalenza delle legge civile”.

Gaia Peruzzi, docente di sociologia della famiglia all’Università della
Sapienza, si è invece soffermata sui cosiddetti figli dell’immigrazione, divisi
tra desideri e proibizioni legate all’integrazione.
L’esperienza in prima persona delle seconde generazioni d’ immigrati è stata
portata da Fatima Khachi, componente della redazione di Yalla Italia (magazine
sull’integrazione di Vita).
Un intervento, quello di Fatima, che ha invitato i presenti a guardare le nuove
generazioni senza stereotipi ma nella pienezza dei loro desideri e delle loro
aspettative.

Ezzedin Elzir, iman e presidente dell’UCOII (Unione Comunità e Organizzazioni
Islamiche in Italia) ha parlato del proficuo rapporto esistente con l’Avis e di
come la donazione di sangue sia diventata un gesto estremamente importante per
far sentire i fedeli musulmani italiani parte integrante del Paese in cui vivono
e lavorano.

A concludere il convegno è stato Natale Capodicasa, presidente dell’Associazione
albanesi donatori di sangue. Nel Paese balcanico l’Associazione sta muovendo i
primi passi (è nata nel 2005) e portando i primi risultati. Se fino al 2005 le
donazioni a pagamento e di familiari rappresentavano oltre il 50% del totale,
oggi il numero di volontari periodici e solidali è cresciuto significativamente
e lascia ben sperare per il futuro dei bisogni trasfusionali locali.

Nella sezione “Avis 24 Ore” – “Documenti” è possibile scaricare le relazioni del
Corso ECM e del Convegno.

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