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Donazioni di sangue da parenti, il no di AVIS
16.12.2011

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Sono decine, ogni settimana, le telefonate che arrivano al Numero Verde di
AVIS Nazionale da persone che sono in cerca di sangue per i loro parenti,
ricoverati in ospedale e in attesa di delicati interventi chirurgici.
Si tratta soprattutto di figli o nipoti preoccupati per le sorti dell’anziana
mamma o nonna, ma in molti casi anche di mariti o mogli di giovani coniugi.
Ci chiamano perché il personale degli ospedali, dove sono ricoverati i loro
congiunti o amici, chiede loro di reperire sangue ed emocomponenti per il
parente ricoverato. Altrimenti, spiegano, l’intervento non si potrà fare.
Senza peraltro tener conto della compatibilità per il gruppo sanguigno tra
ammalato e possibile donatore.
Ci chiamano in buona fede, non sapendo che in Italia esiste una normativa in
materia trasfusionale chiara e precisa, che dovrebbe invece essere conosciuta
dagli operatori, che prevede come unica forma di donazione quella anonima,
volontaria, periodica e gratuita.
Anonimato che viene perso se si intende utilizzare quella donazione per quel
donatore, come peraltro viene perso il valore intrinseco del donarsi per
chiunque si trovi in difficoltà e non solo per chi si conosce.
La donazione da parte di persone sollecitate in occasione di particolari
situazioni di sofferenza è da considerarsi a maggior rischio per il donatore,
per le particolari condizioni emotive in cui può trovarsi, e per il ricevente,
non presentando le fondamentali caratteristiche legate alla periodicità, ai
controlli ripetuti, alla tracciabilità.
Inoltre, chi ci telefona, molto probabilmente non conosce che il sistema
trasfusionale italiano è all’avanguardia sia dal punto di vista qualitativo sia
quantitativo, e l’ottima rete di coordinamento tra le strutture, governata a
livello nazionale dal Centro Nazionale Sangue e a livello regionale dai Centri
Regionali Sangue, permette di conoscere rapidamente deficit ed esuberi di
globuli rossi e altri emocomponenti, garantendo agli ospedali le quantità
necessarie di sangue per il supporto trasfusionale alla cure delle diverse
patologie chirurgiche o mediche.
La rete funziona bene perché quotidiano è il raccordo con le associazioni di
volontariato del sangue, che lavorano in sintonia con gli Ospedali e svolgono
un’indispensabile opera di chiamata, sensibilizzazione e fidelizzazione dei
donatori volontari.
Grazie alle associazioni, dunque, esiste un numero cospicuo (AVIS conta quasi
3300 sedi territoriali e oltre 1200000 soci) di donatori, rigorosamente
controllati (e quindi più sicuri), sempre pronti a rispondere ai bisogni del
sistema trasfusionale senza che altre forme di donazione – sotto pressione –
debbano prendere il sopravvento.
Negli ultimi mesi, alcune Regioni hanno prontamente ricordato alle strutture
ospedaliere – con comunicazioni ufficiali – che questo modo di procedere è in
contrasto con la normativa europea, italiana e regionale.
Pertanto, con queste premesse, precisiamo che, a nostro avviso, non esistono
motivazioni per procedere con le sollecitazioni ai pazienti ed ai parenti, che
vengono giustamente da loro percepite come vessatorie e segno di inefficienza
del sistema.
AVIS quindi è assolutamente contraria a queste modalità di “reclutamento” di
donatori.
“Noi vogliamo – dichiara il presidente Saturni – favorire l’avvicinamento
all’associazione e alla donazione di sangue di persone motivate, che considerino
la donazione come un gesto altruistico e dalle forti valenze valoriali e
sanitarie.
Vogliamo promuovere una donazione consapevole, ossia: volontaria, anonima,
periodica, non remunerata, responsabile ed associata, che garantisce non solo
quantità, sicurezza e qualità, ma anche programmazione, promozione di stili di
vita sani e positivi.
Noi doniamo per chiunque necessita di essere trasfuso indipendentemente dal
genere, dall’età, colore della pelle, per garantire a chiunque una risposta ad
un bisogno di salute, cioè una adeguata terapia trasfusionale.
Non è possibile perseguire questi obiettivi con donatori occasionali e ammettere
la donazione dedicata su ‘costrizione’ di parenti ed amici.”

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