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Spending review: ecco gli articoli che minano il volontariato italiano
26.07.2012

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Approderà domani in Senato il testo del D.L. 95/2012 sulla cosiddetta
“spending
review”, che sta sollevando molta preoccupazione nel
mondo del
Volontariato italiano.
In una nota pervenuta oggi ad AVIS Nazionale, il Forum del Terzo
Settore ha cercato di sintetizzare i motivi di tale preoccupazione,
aggiungendo che “nei giorni scorsi una serie di emendamenti è stata
sottoposta all’attenzione di diversi Senatori, alcuni dei quali,
mostrando attenzione e sensibilità, hanno provveduto a sottoscriverli e
presentarli”.

Art. 4, commi 6-7-8, D.L.
95/2012
Il testo del decreto, così come formulato, sarebbe in grado di azzerare
il contributo del non profit alla crescita solidale e civile del Paese,
in quanto determinerebbe un prosciugamento
delle più importanti fonti finanziarie del mondo associativo,
mutualistico e del volontariato sociale: contributi a fondo perduto per
il sostegno alle attività istituzionali e contributi su progetti
oggetto di analitica rendicontazione delle spese – comma 6 – contributi
per lo svolgimento in convenzione di attività – commi 6, 7 –
affidamenti diretti per la gestione di servizi “sotto soglia
comunitaria” – commi 7-8.
Tale norma cancellerebbe in unica battuta oltre un ventennio
di legislazione avanzata sul sociale (si pensi, tra le altre, alle
leggi 383/2000 e 266/1991) e renderebbe “lettera morta” il principio di
sussidiarietà incarnato nella legge 328/2000.
Il rinvio generale al
codice degli appalti per ogni tipo di affidamento determinerebbe,
inoltre, il
rischio di una incongrua comparazione/giustapposizione tra soggetti
profit e non profit, sulla base di un principio di salvaguardia della
concorrenza e del mercato che appare richiamato in
termini del tutto impropri, posto che le attività in convenzione e
quelle sottoposte a contributo sono svolte senza ritorno di alcun
plusvalore, e per lo più co-finanziate dagli stessi enti attuatori, il
che evidenzia modalità di svolgimento delle attività ben differenziate,
e semmai alternative, alle logiche che muovono le imprese in quanto
tali.

Nel merito dei singoli commi:
– comma 6: prevede che gli enti dall’art 11 a 42 del CC non possano
ricevere contributi. Nella nota del Forum, si sottolinea come
l’espressione utilizzata sia troppo generica, e come tale
potenzialmente atta a ricomprendere ogni tipo di erogazione
contributiva (contributi a fondo perduto, contributi-corrispettivo
ecc..). La norma individua anche delle eccezioni (“fondazioni istituite
con lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico e l’alta formazione
tecnologica”)

– comma 7: prevede che gli enti pubblici acquisiscano “i beni e servizi
strumentali alla propria attività” solo mediante procedure
concorrenziali di cui al codice degli appalti. Anche in questo caso si
utilizza una locuzione generica, con il rischio che vi siano ricompresi
tutti i tipi di affidamento, anche “sotto soglia comunitaria”,
rinviando tutto alle gravose norme del codice degli appalti.

– comma 8: crea uno spazio protetto per l’affidamento diretto a società
interamente pubbliche per la gestione in house per importi sotto i 200
mila €/annui.

Art. 12, comma 20 D.L.
95/2012
Il comma 20 porterebbe ad una ridefinizione del sistema della
partecipazione
della società civile, sostanzialmente cancellandola. Subito, tra il 2 e
10 agosto verrebbero aboliti, tra gli altri, l’Osservatorio Nazionale
per il
Volontariato, l’Osservatorio promozione sociale, il Comitato per i
minori stranieri, la Consulta per i problemi degli stranieri immigrati
e delle loro famiglie e la Commissione di indagine sulla esclusione
sociale. Poi, man mano che giungeranno a scadenza le proroghe a suo
tempo concesse, verranno definitivamente chiusi decine di altri luoghi
di confronto e partecipazione.
Si tratta di organismi previsti da Leggi dello Stato il cui
funzionamento non ha oneri per la finanza pubblica. “Ciò – commenta il
Forum – significherebbe
eliminare le sedi di confronto tra la società civile e le istituzioni,
cancellando gli spazi di partecipazione democratica di cui invece il
nostro Paese ha un grande bisogno, oggi più che mai, per rinsaldare la
coesione sociale”.

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