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Imu e No Profit: ‘gravi problemi per il terzo settore’
28.10.2013

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La conversione del decreto Imu in legge è un segnale di scarsa attenzioneal nostro mondo, alle attività che portiamo avanti, al ruolo prezioso che il terzo settore, nel suo complesso, dalle attività di assistenza e cura, alle mense sociali, ai dormitori, alla protezione civile ma anche a tutto il variegato mondo dell’associazionismo della promozione sociale e culturale svolge per le nostre comunità e per la tenuta della coesione sociale in tutto il Paese.” Questo il commento del Portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore, Pietro Barbieri.
“Una misura come questa, che mostra il perdurare dell’assenza di un intervento di fiscalità premiale per il non profit sull’Imu, creerà gravi problemi e difficoltà alle organizzazioni di terzo settore: molte associazioni si troveranno di fronte alla scelta drammatica di cessare alcune attività, se non a chiudere del tutto. –prosegue il Portavoce – In Italia parliamo di oltre 300.000 organizzazioni, circa 700.000 lavoratori retribuiti e quasi 5 milioni di volontari. Un sistema che contribuisce al 5% del pil nazionale e fornisce servizi fondamentali ai cittadini non può che essere considerato parte integrante del sistema produttivo italiano. Alla luce di questi numeri, penalizzare così fortemente il nostro settore è un’ingiustizia inammissibile e soprattutto una scelta miope da parte dello Stato, perché le risorse che riceverà dall’Imu saranno risibili rispetto ai numerosi benefici sociali prodotti dalle attività rese dal non profit.”

“Anche AVIS – aggiunge il presidente di AVIS NAZIONALE, Vincenzo Saturni – si associa alle critiche e alle preoccupazioni del Forum Terzo Settore. Per un’associazione capillarmente presente come la nostra in tutto il territorio italiano, il provvedimento sull’IMU è fortemente penalizzante.

Le nostre sedi proprietarie di immobili non svolgono certo attività commerciali a fini di lucro, ma portano avanti quei compiti fissati per legge di chiamata e promozione della donazione o, in molti casi, di raccolta diretta di sangue e plasma.

Maggiori uscite per far fronte alla tassazione sugli immobili porteranno alla riduzione di spese per altre attività fondamentali per l’adempimento della mission associativa e il raggiungimento dell’autosufficienza nazionale di sangue ed emocomponenti”.

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