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Un dono lungo cent’anni
24.02.2014

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Fernando Ravasio, 3 anni, è in pericolo di vita per un’emorragia causata da una caduta dalle scale di casa. Un suo amico, Angelo Frosio, di soli 6 anni, si offre volontario per sottoporsi a una trasfusione di sangue, che salverà la vita al piccolo Fernando: la cronaca è datata 3 giugno 1913 e segna l’inizio della grande storia dell’Avis bresciano.
Un gesto di coraggio, reso possibile dagli studi e dall’impegno di Artemio Magrassi, all’epoca dei fatti direttore dell’Ospedale dei bambini Umberto I.

La storia dell’Associazione volontari italiani del sangue è narrata nel libro «Un dono lungo cent’anni», scritto da Marcello Zane e pubblicato da Leberedizioni. Il testo, che racchiude una breve storia per ognuna delle 102 sezioni della provincia di Brescia, è stato presentato ieri nella sala convegni dell’Avis provinciale ed è stata un’occasione per ricordare le vicende che hanno reso grande l’Avis e che hanno segnato anche il rapporto con la città e le sue istituzioni, sia politiche che mediche.

«IL PRIMO GRUPPO organizzato a Brescia nacque nel 1928 grazie al dottor Carlo Bontardelli, seguito da quello della Croce bianca nel 1932, il primo a darsi uno statuto – ha ricordato il presidente provinciale dell’Avis, Gianpietro Briola -. I soci crebbero rapidamente, anche se durante il fascismo venne introdotto il concetto di donatori a pagamento, che snaturò il valore etico della donazione». Nei decenni si sono rincorse scoperte scientifiche, che hanno permesso di creare una banca del sangue e di rendere sempre più tutelata la salute dei pazienti e parallelamente è esploso il numero dei donatori: oggi la provincia di Brescia ne conta più di 35 mila (per 65 mila donazioni annue), sparsi in 102 sezioni zonali.

Il libro, ha spiegato Zane, racconta l’origine della prima trasfusione da braccio a braccio, «spiega quali sono le ragioni che hanno portato al bisogno delle trasfusioni, parla del progresso scientifico e del rapporto non sempre facile con le istituzioni. L’Avis bresciana ha sempre avuto uno sguardo aperto al futuro, ragionando sulle problematicità delle singole zone ma con un occhio al loro coordinamento». Proprio sul tema dei centri trasfusionali è intervenuto Mario Mantovani, assessore regionale alla Sanità, ricordando che «la Lombardia sta riorganizzando la rete di raccolta, passando da 37 centri a 9, di cui uno a Brescia. Ce la faremo grazie a voi, che credete in un progetto di comunità e in 100 anni avete dimostrato solidarietà, impegno, sacrificio».

Domenico Giupponi, presidente regionale di Avis, ha parlato del libro come di «una riflessione sulla costruzione di un’identità di valori che si concretizzano nella donazione», rilanciando la capillarità dell’associazione come una delle sue maggiori ricchezze e lanciando una sfida per il futuro: «Dobbiamo lavorare per l’integrazione con gli stranieri attraverso i valori che rappresentiamo». Gianni Girelli, consigliere del Pd al Pirellone, ha sostenuto che «se la storia dell’Avis non fosse stata scritta saremmo tutti più poveri», mentre Stefano Giulini, chirurgo e preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Brescia, ha ricordato: «Ai donatori, che hanno il privilegio di veder realizzata la propria generosità, dobbiamo gran parte del nostro lavoro». Un dono iniziato 100 anni fa e che ha salvato migliaia di vite.

da Brescia Oggi del 24-2-14

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