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Donazione di sangue e persone omosessuali
25.03.2015

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In relazione ad un fatto di cronaca segnalato in data odierna e riferito ad una possibile esclusione dalla donazione di sangue di una persona omosessuale, AVIS NAZIONALE conferma la posizione già espressa in diverse occasioni negli ultimi anni, incentrata sulla distinzione tra categorie e comportamenti a rischio e quindi sulla non discriminazione a priori di ogni candidato donatore.

La selezione del donatore di sangue avviene sempre attraverso una serie di procedure standardizzate e con validità internazionale, atte a valutarne l’idoneità alla donazione stessa e a garantire quindi la massima sicurezza sia al paziente beneficiario sia al donatore.
Le procedure di selezione prevedonola lettura di una nota informativa circa, tra l’altro, la potenzialità di trasmettere infezioni con la donazione,la sottoscrizione di un modulo di consenso informato attraverso il quale il donatore periodico o aspirante tale risponde ad una serie di domande, comprese l’esposizione a eventuali comportamenti cosiddetti “a rischio”,un colloquio col Medico,e, infine,una serie di esami di laboratorio. Tutto ciò prescinde dal riferimento a “categorie a rischio.” Non è dunque l’appartenenza a tali categorie, ma sono i comportamenti a determinare il rischio che può compromettere la sicurezza del sangue donato; ad esempio comportamenti a rischio sono i rapporti sessuali non protetti, con più partner, con sconosciuti, sia omo sia eterosessuali.
A tal fine ricordiamo che nei Decreti Ministeriali e nelle linee guida per la selezione del donatore di sangue e di emocomponenti stilate dalla Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI) in collaborazione con AVIS ed altre Associazioni di volontariato del sangue, non si fa mai riferimento alle persone omosessuali, che come tali non vengono in alcun modo escluse preventivamente dalla donazione.
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