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Riforma del Terzo Settore: il commento di Saturni
23.07.2015

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«Continui rinvii della discussione di una legge, soprattutto quando è attesa da molti anni, e della presentazione degli emendamenti per la stessa rappresentano una preoccupazione ed una situazione da monitorare».

Con queste parole Vincenzo Saturni, Presidente di AVIS Nazionale, è intervenuto sullo slittamento della legge delega dalle colonne del sito Vita.it.

«Ci auguriamo che la pausa non serva per far calare l’oblio sulla riforma del Terzo Settore, ma piuttosto per strutturare un provvedimento ancora più attento a recepire tutte le istanze che il nostro mondo ha presentato (in audizione o con altre modalità) nell’ultimo anno.

E sono proprio alcuni di questi aspetti di merito che ci stanno particolarmente a cuore. Partendo dal nostro caso specifico e pensando a diverse altre associazioni di volontariato, è fondamentale che non si sia considerati come un “fornitore di servizi tout court”. Inoltre, la norma dovrà valorizzare Associazioni di volontariato come la nostra che sono grandi reti con le loro migliaia di sedi territoriali e di soci che costituiscono un motore di sviluppo sociale, capace di creare reti solidali, aumentando il capitale sociale di una nazione.

Nello specifico del testo (vedi articolo 1 della riforma) è necessario che emerga una definizione di Terzo settore capace di distinguere in modo maggiormente esplicativo ed esaustivo tutte le tipologie di enti che vi rientrano: cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative, ONLUS, ecc. dal nostro caso specifico.

Quanto al successivo articolo 5, è per noi realmente importante ripristinare un organismo che sia l’interlocutore istituzionale del Terzo settore, al fine che quest’ultimo possa essere sempre più coinvolto nei vari processi decisionali e prevedere una reale sburocratizzazione degli adempimenti delle organizzazioni di volontariato per rendere più fluida la gestione associativa e meno gravoso l’impegno formale dei volontari.

Altro aspetto è porre più attenzione alle ‘reti’, creando una maggior flessibilità all’interno della normativa e prevedendo ad esempio la possibilità che le organizzazioni a carattere nazionale, per la specificità delle attività esercitate e riconosciute da norme di settore, possano essere diversamente regolate. Ecco perché è strategico estendere il riconoscimento di “organizzazione di volontariato” anche alle federazioni, alle strutture di coordinamento e ai livelli sovraordinati.

Infine, osservando i contenuti dell’articolo 9, che elenca i principi e i criteri direttivi per introdurre misure fiscali agevolate, che condividiamo, il suggerimento va nella direzione di rendere più omogenea, snella e di facile gestione la tenuta dei registri dei soci e di stabilizzare finalmente il 5 per mille, rimodulando però la platea dei beneficiari. Se la pausa estiva servirà davvero a recepire tutto ciò, potrebbe anche non essere un male».

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