Per conoscere meglio lo Zika Virus
15.02.2016

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Nell’ultimo decennio, sia in Europa che in Italia, si é verificato un progressivo aumento di casi importati ed autoctoni di alcune malattie acute virali di origine tropicale trasmesse dalle zanzare.
Alcune di queste arbovirosi, tra le quali Dengue, Chikungunya e Zika virus sono caratterizzate da un ciclo vitale che prevede l’uomo come ospite principale, e vengono trasmesse da insetti vettori ematofagi come le zanzare del genere Aedes Albopictus, meglio conosciuta come zanzara tigre: la diffusione di queste patologie ritenute tropicali sarebbe da imputare, oltre che ai mutamenti climatici, alla colonizzazione di nuovi territori da parte di insetti vettori importati.
Bisogna considerare che, per ciò che riguarda lo Zika virus, la situazione è globalmente in continua evoluzione e condizionata soprattutto dagli eventi verificatisi nelle zone del Brasile: sì è diffusa la notizia che il comitato olimpico degli USA sta valutando la possibilità di non inviare atleti alle olimpiadi Rio 2016.
La malattia causata dallo Zika virus presenta per lo più sintomi lievi simil-influenzali (febbre, congiuntivite, dolenzia retrobulbare, eruzioni cutanee, artro-mialgie, astenia) che possono insorgere da 3 a 14 giorni dal contagio: in una parte dei casi l’infezione può essere senza sintomi e comunque si risolve spontaneamente in una settimana circa.
Sebbene la trasmissione dell’infezione da individuo infetto a individuo sano non sia stata ancora dimostrata, non si esclude la possibilità della trasmissione del virus materno-fetale nel periodo perinatale (dalla 29a settimana di gestazione sino a 28gg successivi al parto).
Le infezioni contratte durante la gravidanza sono state messe in relazione ad un incremento delle malformazioni a carico del feto (microcefalia, encefalite, paralisi, disturbi visivi): il nesso causale fra infezione-malformazioni non è stato ancora dimostrato in maniera certa.
Attualmente non sono disponibili specifiche linee guida terapeutiche: la terapia è di supporto ai sintomi clinici e al momento non è disponibile alcun vaccino.
La strategie preventive sono volte a ridurre la diffusione degli insetti vettori attraverso specifiche campagne di disinfestazione dei luoghi di riproduzione che prevedano l’impiego di larvicidi ed adulticidi per abbatterne il più possibile la densità, specie nel periodo di massima diffusione (dal mese di giugno ad ottobre). Periodo che tuttavia può subire variazioni in relazione all’andamento climatico e metereologico delle aree coinvolte.
Ulteriori strategie preventive riguardano la riduzione del contatto con l’insetto vettore utilizzando i comuni spray repellenti, oppure mezzi fisici di isolamento degli ambienti (zanzariere) oltre a un abbigliamento adeguato a coprire la cute. Si consiglia tuttavia di evitare – quando possibile – viaggi in aree endemiche, soprattutto alle donne gravide. Risulta pertanto di cruciale importanza il monitoraggio coordinato entomologico e umano per valutare l’eventuale circolazione del virus.
PER I DONATORI
Allo scopo di prevenire la potenziale trasmissione trasfusionale, viene raccomandato di applicare il criterio di sospensione temporanea di 28 giorni nei confronti dei donatori di sangue e di emocomponenti che abbiano soggiornato in aree nelle quali siano registrati casi autoctoni(America del centro sud, Caraibi) come da disposizioni del Centro Nazionale Sangue. Non è previsto, al momento, alcun test sui donatori di sangue e plasma (ricerca RNA virale e anticorpi specifici) ma solo la possibilità d’inviare al laboratorio di riferimento i campioni di un paziente probabile infetto per sintomatologia ed epidemiologia.
Informazioni aggiornate in tempo reale sui focolai epidemici di arbovirosi nel mondo sono reperibili sui siti del Ministero della Salute, sullo European Center for Disease Prevention and Controle sul sito dell’Organizzazione mondiale della sanità.

articolo a cura di Paolo Ghinelli, medico di Avis com.le Ferrara dal 2010.

Borsista CRS RER per un progetto sulla circolazione del Virus West Nile nella popolazione dei donatori di Ferrara.
Ha collaborato con l’Istituto Superiore di Sanitàecon l’Unità di raccolta di Ferrara. Non ha mai collaborato con aziendefarmaceutiche né in Italia né all’estero.
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