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Stili di vita sani, intesa Oms-Regioni Europee
23.11.2016

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Combinare gli sforzi in settori cruciali come la promozione di uno stile di vita sano e attivo, la sensibilizzazione sui rischi per la salute, la promozione di risposte adeguate in materia di malattie (trasmissibili e non trasmissibili) e vaccinazioni, la riduzione dei divari in materia di salute, il rafforzamento della copertura sanitaria universale“. Questi gli obiettivi del memorandum d’intesa sottoscritto oggi dal Comitato europeo delle regioni (CdR) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS/Europa) delle Nazioni Unite.

 

“Chiedete ai cittadini europei quali sono gli ingredienti fondamentali per una vita felice e la prima risposta è sempre la salute, che viene prima dell’amore, del denaro, della famiglia o del lavoro. Se esiste un valore che mette tutti d’accordo, questo è la salute. Rimanere in forma, e godere di buone condizioni fisiche per condurre la vita che si desidera e rimanere autonomi il più a lungo possibile: questo è il concetto di felicità per i nostri cittadini”, ha affermato Karl-Heinz Lambertz, primo vicepresidente del Comitato europeo delle regioni. “Cosa comporta questo per gli enti locali e regionali? Non possiamo certo diffondere amore o garantire soldi per tutti, ma possiamo fare del nostro meglio per promuovere pratiche che contribuiscano a una vita sana e per definire politiche che forniscano servizi sanitari e di assistenza alla persona solidi, efficienti sul piano dei costi e accessibili”, ha aggiunto nel suo intervento di apertura.

 

Zsuzsanna Jakab, direttrice regionale dell’OMS per l’Europa, ha affermato che “la firma di questo memorandum d’intesa rappresenta il consolidamento di un autentico partenariato. Dobbiamo cogliere l’opportunità di sfruttare l’effetto leva offerto da Health 2020 (Salute 2020) e dall’agenda per lo sviluppo sostenibile. Al riguardo, le regioni sono in una posizione unica per rispondere alle esigenze delle persone e hanno il compito di agire a livello intersettoriale. Questa posizione di primo piano in materia di salute, dal livello locale a quello globale, ci garantirà di seguire un approccio comune”.

 

“Come Comitato Europeo delle Regioni lavoriamo per attuare una visione della salute intesa non come bene individuale ma soprattutto come bene comune, da perseguire insieme, cittadini e istituzioni”, ha detto Roberto Pella, sindaco di Valdengo (Biella), vicepresidente ANCI e relatore del Comitato su questa materia. “Nei prossimi anni il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, in l’Italia si parla del 50%. È una grande sfida ma l’urbanizzazione offre anche opportunità importanti se sapremo pianificare e organizzare lo sviluppo urbano intorno al concetto di benessere condiviso”, ha aggiunto.

 

Lo stato di salute dell’Europa
“I cittadini europei – si legge in una nota – continuano a vivere più a lungo e più sani che mai, e la mortalità precoce è in diminuzione. Le differenze tra i paesi in termini di speranza di vita e mortalità stanno diminuendo.Persistono tuttavia gravi problemi e le differenze, in termini assoluti, di salute delle persone tra i paesi e all’interno di uno stesso paese rimangono considerevoli. Bisogna lavorare sui fattori determinanti della salute, tra cui i comportamenti collegati alla salute dei cittadini europei, per fare in modo che il fumo, il consumo di alcolici e l’obesità diminuiscano. In molti paesi, tra il 20 e il 50% di tutti i bambini in età scolare è in sovrappeso e il consumo di alcolici nella regione europea dell’OMS (che comprende 53 paesi, tra cui tutti gli Stati membri dell’UE) è ancora associato a una notevole mortalità imputabile a questo fattore, che inoltre è aumentata del 4%.Nella suddetta regione europea dell’OMS, ai fattori determinanti della salute sul piano ambientale è riconducibile fino al 20% delle malattie prevenibili“.

 

Per quanto concerne le malattie trasmissibili si evidenzia “anche se dal 2015 in 34 dei 53 paesi della regione europea dell’OMS si è interrotta la trasmissione del morbillo endemico e/o della rosolia, le lacune nella sorveglianza e nella diffusione delle vaccinazioni compromettono la scomparsa di tali malattie nei restanti paesi endemici“.

 

Il partenariato tra il CdR e l’OMS
Per mezzo del memorandum d’intesa, il CdR e l’OMS condurranno un’azione congiunta dal livello globale a quello locale, adottando le misure necessarie per attuare l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e conseguire i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

 

L’OMS e il CdR hanno convenuto di cooperare per incoraggiare stili di vita sani e attivi, di promuovere una maggiore consapevolezza in rapporto alla salute e all’ambiente a livello territoriale in Europa, di intensificare gli sforzi per affrontare il tema delle disuguaglianze non solo all’interno del quadro strategico Health 2020 e del terzo programma dell’UE per la salute, ma anche nel quadro del programma di lavoro annuale del CdR, nonché di promuovere e rafforzare la copertura sanitaria universale.

 

Pur non avendo alcuna competenza per intervenire in materia sanitaria, ha comunque un ruolo di sostegno. Il coinvolgimento dell’UE in materia di salute è “fondamentale in molti settori, tra cui l’agenda digitale – per contribuire a consolidare l’infrastruttura sanitaria digitale dell’UE – o la prestazione transfrontaliera di assistenza sanitaria. Allo stesso tempo, le regioni e le città sono soggetti fondamentali nell’attuazione di strategie globali in materia di salute“.

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