Obiettivi, priorità e collaborazione con il volontariato per il nuovo presidente SIMTI, Pierluigi Berti
19.04.2017

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Il 6 maggio si terrà il corso ECM “Sicurezza per donatore e paziente” presso il Crowne Plaza di San Donato Milanese  (vedi modalità iscrizione).

Tra i relatori vi sarà anche il nuovo presidente della Simti, Pierluigi Berti, e Responsabile della Struttura Regionale di Coordinamento per le Attività Trasfusionali della Valle d’Aosta.

Con lui abbiamo dialogato di priorità per la società scientifica, collaborazione con le associazioni di volontariato del sangue e nuovo piano plasma.

 

-Quali aspettative e quali programmi/progetti ha come presidente SIMTI?

 

Vedo il mio incarico come espressione di un gruppo e ho fiducia nella collaborazione di tutta la squadra: non è certo una carica onorifica, ma un compito di svolgere con molta umiltà.

Per quanto riguarda i programmi, sempre in un’ottica di condivisone con gli amici del Consiglio Direttivo, ci siamo per prima cosa rivisti lo statuto ed i suoi punti qualificanti: in primis la promozione di servizi trasfusionali efficienti per dare al malato, su tutto il territorio nazionale, risposte qualificate e omogenee in tema di qualità e sicurezza. Proseguiremo quindi con l’emanazione di standard e raccomandazioni, dando supporti operativi e cercando di facilitare il compito delle strutture trasfusionali.

Altro punto è il contributo al progresso scientifico e morale, e sottolineo questa componente etica che è propria della nostra disciplina e presente nel nostro statuto. Dobbiamo saper diffondere i nostri diversi strumenti di informazione e di aggiornamento, quali la rivista internazionale Blood Transfusion, il bollettino,  le news, l’organizzazione di eventi per l’Italia, le FAD, declinandoli per diversi target: il mondo cambia e i nostri interlocutori sono diversi da prima, oggi dialoghiamo sia con chi lavora all’interno dei centri di raccolta pubblici e associativi sia negli ospedali a contatto con i donatori ed i pazienti, sia con chi ha ruoli nei poli di lavorazione e validazione del sangue, e a ciascuno dobbiamo saper dare risposte puntuali.

Un terzo punto è la tutela e la rappresentanza degli associati, dando loro sostegno in quelle situazioni di sofferenza che si sono verificate e potrebbero verificarsi. Nelle aziende sanitarie ci sono grandi trasformazioni, con accorpamenti e inserimenti in strutture dipartimentali in cui non sempre ci troviamo a nostro agio. Questo crea dubbi, domande, a volte contenziosi, e noi dobbiamo essere capaci di affrontarli in tutte le sedi, anche legali, sempre avendo come primario interesse la cura del paziente e la qualità dei servizi erogati, e non per una tutela corporativa della nostra disciplina.

Quarto punto è la capacità di offrire alle Istituzioni, al CNS, al volontariato  una collaborazione qualificata,  nella consapevolezza dei diversi ruoli.

L’ultimo punto è la formazione, in particolare con le iniziative ECM. Vogliamo essere più efficaci adeguandoci ai tempi con piattaforme di formazione a distanza, cercando di raggiungere persone che con sempre maggior difficoltà possono frequentare eventi residenziali.

Tutto ciò comporta che SIMTI sia più visibile e conosciuta sui mezzi di comunicazione.

Dobbiamo anche trovare momenti più strutturati di dialogo con le altre associazioni, le Istituzioni e le altre società scientifiche, come per esempio avviene nel Patient Blood Management. 

 

-Che giudizio ha sull’ultimo piano plasma e sul decreto import-export del sangue e dei suoi prodotti?

 

Il piano plasma è ambizioso,  ben strutturato e contiene numerosi punti sfidanti.

Sul tema siamo particolarmente coinvolti come SIMTI, visto che ci è affidata l’emanazione di raccomandazioni e linee guida. Alcune, come in tema di farmaci plasmaderivati e dell’albumina nella cirrosi,  le abbiamo già pubblicate.

Nell’attuazione del piano vediamo sinergie con il ruolo delle associazioni di volontariato e ciò richiede la massima unità di intenti nel perseguimento degli obiettivi.

A volte questa sinergia comporta scelte non facili di carattere organizzativo. Sappiamo per esempio che esistono difficoltà nelle raccolte durante la settimana o nella validazione delle sacche durante il fine settimana. Ci vuole una strategia comune per superare questi limiti. La cooperazione deve essere più concreta e contestualizzata, tenendo conto di tutti gli attori del sistema.

I miei dubbi sul piano riguardano la sua sostenibilità strutturale, alla luce di quello che accade in sanità, con politiche – che riguardano anche altre discipline – di depauperamento della nostra presenza.

Mi chiedo dunque poi chi farà questa raccolta di plasma e con quali risorse economiche e umane. Negli ultimi anni tagli lineari a beni e servizi hanno già messo a rischio a livello locale obiettivi quantitativi precedentemente concordati.

Vorremmo evitare che la buona volontà degli attori e la ottima pianificazione del programma vengano inficiate da altri interventi.

Riguardo al decreto import-export, noto tra l’altro che è comparso sulla stessa gazzetta ufficiale, e dato che anch’esso riguarda i temi della tracciabilità, della qualità e sicurezza, mi pare una sorta di sinergia normativa non casuale.

E’ significativo che la norma vada a intervenire anche sulle modalità con cui le aziende di plasmaderivazione lavorano sangue e plasma per Paesi terzi: ci facciamo garanti di un elevato livello di qualità e sicurezza anche quando non siamo i destinatari primi del farmaco.

 

 

-Come giudica la collaborazione tra SIMTI e le associazioni di volontariato del sangue e cosa si attende?

 

La situazione organizzativa italiana prevede un ruolo attivo delle associazioni ed è strategica per il sistema.

La necessità – anche qui nella chiarezza dei ruoli – è che su tutto il territorio nazionale si parli la stessa lingua, si condividano le stesse procedure e i requisiti di qualità e sicurezza siano applicati in modo omogeneo.

Occorre superare potenziali contrapposizioni, anche a livello locale, in nome  di un interesse generale più grande.

 

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