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A 20 anni dalla Convenzione di Oviedo, per una cultura del dono in campo biomedico
19.12.2017

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Si è svolto ieri a Roma, alla Camera dei Deputati, il convegno – organizzato dall’Unità di Bioetica dell’ISS in collaborazione con il Centro Nazionale Sangue e il Centro Nazionale Trapianti – dedicato ai “Venti anni dalla Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina” e in particolare sull’art. 21 che riguarda il divieto di profitto e la cultura del dono.

Questa norma del trattato afferma infatti che “il corpo umano e le sue parti non debbono essere, in quanto tali, fonte di profitto” ed esprime pertanto i valori di gratuità, eguaglianza e solidarietà che sottendono alle terapie basate su organi e tessuti e sulla loro donazione volontaria anonima e non remunerata.

Per AVIS erano presenti il Presidente Alberto Argentoni ed Alice Simonetti, che è intervenuta a nome di CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari italiani Sangue) accanto ad AIDO ed ANED alla tavola rotonda che ha chiuso il convegno. AVIS ha così sottolineato l’azione strategica svolta dalle associazioni di donatori nella promozione della cultura del dono (inteso come cultura della solidarietà e del civismo ma anche della salute e della prevenzione) e la necessità di riaffermare, per il bene dei donatori e dei riceventi, i valori che rendono etico e sostenibile il nostro sistema trasfusionale all’interno di un dibattito (soprattutto a livello europeo) dove tali principi non sono purtroppo condivisi.

Dalle conclusioni è emerso un rinnovato impegno a intraprendere azioni condivise per rendere pienamente operativi i valori etici e gli obiettivi che derivano dalla Convenzione di Oviedo e che il nostro sistema ha fatto propri.

 

 

 

Che cos’è la Convenzione di Oviedo?

 

E’ una convenzione sui diritti umani e la biomedicina. Costituisce il primo trattato internazionale riguardante la bioetica, e rappresenta un pietra miliare per lo sviluppo di regolamenti internazionali volti a orientare eticamente le politiche della ricerca di base e applicativa in ambito biomedico, e a proteggere i diritti dell’uomo dalle potenziali minacce sollevate dagli avanzamenti biotecnologici. Promossa dal Consiglio d’Europa attraverso un comitato ad hoc di esperti di bioetica, e firmata a Oviedo il 4 aprile 1997 nell’ambito di una solenne cornice diplomatica, la Convenzione è stata integrata da tre protocolli aggiuntivi: (a) un protocollo sul divieto di clonazione di esseri umani, sottoscritto a Parigi il 12 gennaio 1998; (b) un protocollo relativo al trapianto di organi e tessuti di origine umana, sottoscritto a Strasburgo il 4 dicembre 2001; (c) un protocollo addizionale riguardante la ricerca biomedica firmato il 25 gennaio 2005 a Strasburgo.

L’Italia ha recepito la Convenzione attraverso la legge del 28 marzo 2001 n. 145, ma per rendere il trattato pienamente operativo occorre il deposito di tale strumento di ratifica presso il Consiglio d’Europa”

La Convenzione è strutturata in 14 capitoli, per un totale di 38 articoli, preceduti da un preambolo che riporta i motivi ispiratori della Convenzione; tra questi ha particolare rilievo il concetto che un uso improprio della biologia e della medicina può minacciare la dignità e i diritti dell’uomo. Alcuni articoli, che riguardano essenzialmente il divieto di manipolazione genetica dell’uomo, la discriminazione su basi genetiche e l’uso di embrioni umani per la ricerca, non sono passibili di restrizioni e assumono quindi carattere di veri e propri principî incondizionati.

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