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Riforma terzo settore: il punto del Ministro Poletti in conferenza stampa
25.01.2018

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A che punto è la riforma del Terzo settore?

E’stato questo il motivo principale della conferenza stampa che il Ministro del Welfare, Giuliano Poletti, insieme al sottosegretario Luigi Bobba, ha convocato lo scorso 23 gennaio.

L’evento è servito anche per commentare i recenti dati Istat, che – al 31 dicembre 2015 – hanno evidenziato un aumento del 10%, rispetto al 2011, delle istituzioni non profit in Italia. Lo stesso censimento permanente svolto dall’ISTAT che ha messo in luce anche una crescita del 16% di volontari e del 15% dei lavoratori dipendenti impiegati.

Il Ministro, che ha posto l’accento su due elementi centrali della riforma: in primo luogo, ha detto, chi ha responsabilità di governo deve “sempre cogliere i cambiamenti che caratterizzano il mondo” e, quindi, ha auspicato che “la modalità scelta per condurre questa riforma, quella del dialogo con tutti gli interessati, che si è rivelata vincente”, possa restare patrimonio per il futuro.

Duplice l’obiettivo che il Governo si era dato per la riforma. Da un lato, si è voluto procedere alla razionalizzazione della legislazione (primaria e secondaria) relativa al Terzo Settore, affinché rispondesse pienamente al dettato dell’art. 118 della Costituzione per “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”; dall’altro, si è inteso definire con maggiore chiarezza il ruolo delle Istituzioni nel rapporto con i soggetti e le organizzazioni di Terzo Settore.

Il Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche Sociali, Luigi Bobba, ha ripercorso il cammino della riforma che, a circa due anni dall’approvazione della Legge-delega n. 106/2016, può dirsi pienamente compiuto, con l’emanazione dei previsti decreti legislativi: in materia di Servizio Civile Universale (D.lgs. 40/2017), di Cinque per mille (D.lgs. 111/2017), di Impresa sociale (D.lgs. 112/2017) e di emanazione del Codice del Terzo settore (D.lgs. 117/2017).

L’onorevole Bobba ha pure posto l’accento sul valore etico e sostanziale del protocollo d’intesa per la gestione dei beni immobili pubblici inutilizzati e per la gestione dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata – sottoscritto dal Ministero con l’ANBSC Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, l’Agenzia del Demanio e l’ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani – per riqualificare i territori degradati, migliorare il contesto urbano e sociale, incentivare l’iniziativa di diffusione di legalità e inclusione sociale dei soggetti svantaggiati.

Una serie di passaggi che, però, non esauriscono l’azione ministeriale. Il Sottosegretario Bobba ha, infatti, precisato che l’impegno proseguirà: “Continueremo a raccogliere le sollecitazioni su eventuali nuovi interventi o correttivi poiché la nostra attenzione sul tema è molto forte”.

Durante la conferenza stampa, Roberto Monducci, Capo Dipartimento Produzione Statistica dell’ISTAT, ha illustrato il “Censimento permanente istituzioni non profit”. Per Monducci, quello delle istituzioni non profit è un settore da esaminare con attenzione, poiché “fornisce servizi alla collettività, crea occupazione e opportunità di realizzare nuove attività”.

In primo luogo, i numeri: 336.275 istituzioni (in crescita del 10% rispetto al 2011) con 789mila dipendenti (+15%) e un universo di 5,5 milioni di volontari (+16%).

È interessante notare come l’incremento delle persone impiegate abbia riguardato sia la base volontaria – 267.529 istituzioni, il 79,6% delle unità attive, con un aumento del 9,9% sul 2011 – sia quella dipendente: 55.196 istituzioni, pari al 16,4 per cento di quelle attive (in crescita del 32,2 %).

Il censimento ha offerto anche un’interessante analisi sul versante territoriale: se da un lato resta pienamente confermata la concentrazione delle istituzioni non profit nell’Italia settentrionale – dove ci sono più della metà delle unità censite, con Lombardia e Veneto che detengono la maggiore presenza di istituzioni, con percentuali del 15,7% e dell’8,9% – dall’altro, si osserva un leggero incremento del numero di organismi presenti nelle regioni del Centro Sud.

Sulle evidenze fornite dal Censimento, ha concluso il Ministro Poletti, siamo di fronte a “dati molto positivi, con dinamiche d’incremento su tutti gli indici ed è un segnale di grandissimo valore, soprattutto riguardo al concetto di comunità in cui viviamo”.

Sul versante politico, il Ministro ha ricordato quali erano gli obiettivi della Riforma: il riordino e la semplificazione di una normativa che si era andata stratificando nel corso degli anni, coniugato alla promozione e al sostegno dell’operato di quei soggetti che contribuiscono in maniera determinante al bene comune, alla coesione sociale e che intervengono in contesti e situazioni di disagio e povertà.

Un obiettivo che è stato raggiunto, ad avviso di Poletti, con una riforma di buon senso: “È importante conoscere con certezza quali sono il contesto normativo e quello fiscale, le risorse a disposizione, perché la chiarezza è fondamentale e aiuta tutti a operare”.

 

Fonte: Ministero del Welfare

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