Friuli Venezia Giulia, focus sulla direttiva europea
23.03.2018

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Il tema della direttiva europea 1214/2016 è stato al centro di un incontro promosso da Avis e Fidas Regionali del Friuli Venezia Giulia e tenutosi sabato 3 marzo a San Vito al Tagliamento (PN). Per AVIS NAZIONALE era presente il dott. Tiziano Gamba, componente dell’Esecutivo.

 

«La direttiva – ha ricordato Vivianna Totis, Coordinatore regionale dei servizi trasfusionali del Friuli Venezia Giulia – ha stabilito l’adozione di linee di indirizzo elaborate dalla Commissione  e dalla Direzione Europea per la qualità del farmaco, contenute nelle nuova“Guida alla preparazione, utilizzo e garanzia di qualità degli emocompenti”» pubblicata lo scorso anno e disponibile online al link https://www.edqm.eu/en/blood-transfusion-guide.

 

Quale impatto hanno queste novità sul sistema trasfusionale italiano? «In primis – prosegue la dottoressa Totis – l’adeguamento dei requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici. Ogni struttura deve avere personale qualificato, addestrato e numericamente sufficiente allo svolgimento di tutte le attività. I locali, comprese le unità mobili, devono permettere lo svolgimento del lavoro in una sequenza logica per minimizzare errori. La raccolta deve essere effettuata in sale attrezzate per il trattamento reazioni avverse e le aree deputate alla conservazione del sangue devono essere progettate per garantire lo stoccaggio entro limiti di temperatura e, dove necessario, devono avere idonei sistemi di registrazione e allarme».

 

A che punto è il Friuli Venezia Giulia? «Nella nostra Regione, a seguito di due serie di visite ispettive condotte a cavallo tra il 2016 e lo scorso anno, è stata evidenziata un’incompleta aderenza alle linee guida europee. In particolare, la direttiva 1214 ha accentuato alcune criticità come la presenza di una rete trasfusionale datata, la carenza di personale, locali non sempre idonei, attrezzature talora obsolete, una programmazione della donazione ancora insufficiente e la difficoltà a comunicare ai donatori i cambiamenti».

 

Come intervenire, quindi, per porre rimedio a queste problematiche? «Di certo – ha concluso la Totis – è necessario investire maggiormente, sia in termini finanziari, sia di formazione. Inoltre, credo sia necessario dotarci di un sistema di qualità regionale e di un dipartimento unico, in grado di gestire in modo più accentrato e meno frammentario tutte le attività trasfusionali».

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