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L’involontario (di Giulio Sensi) – Frizzi e la gentilezza
30.03.2018

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La gentilezza è ancora una virtù

di Giulio Sensi

 

È proprio vero, anche se poco dimostrabile scientificamente, che “se ne vanno sempre i migliori”. Prendiamo la morte del conduttore televisivo Fabrizio Frizzi: un fatto doloroso che ha commosso milioni e milioni di italiani che a Frizzi aprivano quasi ogni giorno la porta di casa. Quella sempre affollata porta da cui facciamo entrare di tutto: la televisione. Una persona buona Fabrizio, una persona perbene. Tanto che la stampa italiana si trova a raccontarne il lato impegnato, timidamente impegnato. Il Frizzi donatore di midollo osseo senza retorica né riflettori, il Frizzi che credeva in Telethon e lo conduceva con passione, il Frizzi accanto a Save The Children in difesa dei bambini, il Frizzi che praticava il volontariato con l’Unitalsi. Ma non è solo né tanto il suo impegno per gli altri che esplode nel doloroso momento della sua morte: è la sua mitezza che viene celebrata, la gentilezza dei modi esaltata, la sincerità d’animo ricordata. Virtù presentate come grandissime qualità eccezionali, ma che erano rimaste un po’ in secondo piano per tutti questi 40 anni in cui l’abbiamo visto così spesso in televisione da considerarlo uno di casa. Virtù che però oggi servono ad amplificare l’amarezza per la sua morte. Nell’inevitabile esaltazione che ogni celebrità vive quando muore, questa è un po’ più autentica perché, ci raccontano quelli che lo frequentavano, Fabrizio era una persona perbene. Ed oggi viene amato di più e ricordato con tanto calore anche per questo. La morte, come la vita, non dura per sempre e fra qualche giorno le sue foto sorridenti usciranno dalle prime pagine e delle evidenze dei siti. Sperando che la gentilezza, tornata virtù, non esca di scena come purtroppo è toccato a lui.

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