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La mia storia: ho vinto il linfoma grazie ai donatori
04.05.2018

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Mi chiamo Roberto Valle, ho 28 anni, e sono uno dei tanti. Uno dei tanti ad essere stato colpito da quello che tutti hanno paura di chiamare per nome: Cancro.

Era l’aprile del 2016, quando mi accorsi che qualcosa dentro di me non andava: il fiato era sempre più corto ed il petto pesava sempre di più.

Maggio 2016. Con la situazione che sembrava peggiorare sempre di più, decisi di prendere appuntamento per un’ecografia; la prima cosa che vide il tecnico fu una “bomba” di 20 cm in mezzo ai miei polmoni. Mi mandò di corsa al pronto soccorso, ero quasi in crisi respiratoria, forse non avrei passato

la notte. Erano le 23 all’incirca quando arrivai al San Camillo. Dopo circa un’ora, mi ritrovai un tubo nella costola destra, quella bomba mi aveva creato un versamento pleurico da più di 20 litri. Dopo 3 giorni arrivò

la risposta della biopsia, quella Bomba aveva un nome ben preciso: LINFOMA NON HODGKIN A GRANDI CELLULE B.

La mia battaglia iniziò da subito, da quel 4 maggio; passarono 22 giorni prima di rivedere casa mia, 22 giorni dove la mia vita stava per cambiare, dove sapevo che da quell’esatto momento avrei dovuto sacrificare tutto per un bene più grande, la VITA. Da quel 4 maggio, i numeri nella mia testa sono tanti: 15 chemio (Il primo

protocollo, funzionò solo in parte), 4 interventi per inserire cateteri venosi centrali (a entrambe le braccia e le gambe) a distanza di circa un anno, 1 autotrapianto di staminali con conseguenti 45 giorni di isolamento. Furono 8 mesi di ricoveri di, mediamente, 3 settimane. E 17 radioterapie

Sapete quali sono le uniche cose delle quali ho perso il conto?

Le sacche di sangue ed emoderivati. Sarò arrivato almeno ad una quarantina.

Molti pensano che il successo nella guarigione da una malattia così pesante sia dovuto solo alla bravura

dei medici e alla reazione del farmaco sul corpo. Sbagliano!

Le cose sopracitate, sono solo l’80 per cento del puzzle. I media fanno vedere gli effetti visivi dei chemioterapici: capelli che cadono, faccia gonfia, pallore, ma non spiegano esattamente cosa faccia la chemio. Immaginate una bomba che vi rada al suolo tutte le cellule, globuli bianchi, rossi, piastrine… Immaginate ancora che il fisico da solo non riesca immediatamente a ricostruirle, per cui o hai il sangue a portata di mano o rischi la vita con l’emoglobina al di sotto del 7. Senza sangue, il mio corpo di 28enne era

ridotto come quello di un 80enne: gambe di gomma, respiro affannoso, energie zero.

A cosa serve fare le chemio, se poi non hai il sangue a rimetterti in sesto per le prossime, se non hai le piastrine che ti proteggono dalle emorragie esterne ed interne?

La differenza sapete chi la fa? IL DONATORE.

Chi dona permette, a chi come me ha subito terapie pesantissime, di recuperare, di sostenere continui bombardamenti senza effetti irreversibili per l’organismo. Il tassello più importante per permettere ad una persona come me, uno dei tanti, di tornare a sorridere, siete

stati VOI. I supereroi veri non stanno nei fumetti, ad alcuni basta una pallina ed un laccio emostatico. GRAZIE PER ESSER STATI PARTE DELLA MIA NUOVA VITA.

Grazie anche ai miei angeli: il reparto di ematologia e radioterapia del San Camillo di Roma. Ai dottori, ed al personale sanitario.

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