L’editoriale – Dopo l’Assemblea, al primo posto l’attenzione al socio
25.05.2018

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Editoriale

 

Dopo l’Assemblea, al primo posto l’attenzione al socio

 

di Alberto Argentoni

 

La principale forza che si esercita sulla Terra è quella gravitazionale, che attira tutto verso il nucleo centrale. La principale forza che si esprime in Avis è l’attenzione verso l’ammalato e il socio, che spinge a donare il proprio sangue, il proprio tempo, il proprio entusiasmo.

È questa la valutazione che ci sentiamo di fare al termine dell’Assemblea Nazionale di Lecce. Un’Assemblea che è stata intensa e partecipata anche grazie a un’organizzazione efficiente e ospitale.

L’attenzione all’ammalato si è concretizzata in un forte richiamo alla corresponsabilità tra i tre pilastri del Sistema trasfusionale: Istituzioni, professionisti e volontariato. Un sistema essenziale e strategico da rimettere al centro dell’organizzazione sanitaria per indifferibili scelte politiche e amministrative. Se manca una programmazione unitaria, calano le risorse e rischia di venir meno il supporto dell’associazionismo nella promozione del dono e gestione dei donatori, mettendo a rischio l’autosufficienza nazionale, sia quella in globuli rossi già ottenuta sia quella in plasmaderivati da raggiungere. Il messaggio è stato quello di intervenire sui decisori politici per coinvolgerli e rimotivarli. AVIS ha un peso strategico in questo compito e per esercitarlo nel modo più efficace possibile deve predisporre un piano di comunicazione istituzionale a partire da un’analisi autorevole degli scenari futuri e degli obiettivi fondamentali del sistema.

L’attenzione al socio si è rilevata nella volontà di garantire l’unitarietà dell’associazione e la partecipazione del socio a tutti i livelli della sua vita democratica. Non basta prevedere una struttura associativa coerente con le articolazioni del territorio e la regionalizzazione della sanità, rivolta al perseguimento di obiettivi unitari. Senza la partecipazione del socio, l’associazione perde relazioni, confronto, opportunità e creatività. Si snatura e resta solo una organizzazione più o meno efficiente.

Infine, una riflessione sulle criticità emerse nella governance associativa: si tratta di un dibattito che rientra nella dialettica democratica, ma che deve essere condotto in modo da non danneggiare l’associazione.

La riforma dello statuto può aiutarci a trovare strumenti per gestire meglio alcuni aspetti interni, ma – più in generale – è necessario che prevalgano a tutti i livelli rispetto reciproco e chiarezza di obiettivi e programmi.

Siamo certi che sarà così: buon lavoro a tutti noi!

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