Parla il presidente SIMTI: “niente allarmismi, ma servono risorse”
01.06.2018

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Parla il presidente SIMTI: ‘Niente allarmismi, ma dobbiamo dire che il sistema è sottofinanziato’

 

 

Genova ha ospitato dal 23 al 25 maggio il 43°Convegno nazionale SIMTI , il principale momento di confronto per i medici trasfusionisti italiani, giunto a soli pochi giorni dalla conclusione dell’82^Assemblea generale AVIS.

Sui risultati del convegno abbiamo dialogato con il presidente SIMTI, Pierluigi Berti, che era stato anche nostro ospite a Lecce durante la tavola rotonda sul sistema trasfusionale.

 

 

  • Presidente, quali sono i principali spunti emersi da Genova?

 

Siamo arrivati al convegno consapevoli che fosse una sfida, anche alla luce del nuovo codice Medtech che prevede norme più stringenti nel rapporto tra società scientifiche e aziende. Abbiamo invece raggiunto un’ottima partecipazione, con circa un migliaio di presenze, e questo ha dimostrato che siamo stati attrattivi. Si tratta ovviamente di un dato puramente numerico, ma abbiamo anche notato che le persone hanno apprezzato il taglio scientifico generale. E poi c’era un clima di rinnovata collaborazione con gli altri attori del sistema trasfusionale: associazioni di donatori, CNS, Commissione Salute e Ministero. Di fronte ai grandi problemi che ci sono dobbiamo procedere uniti.

 

  • Come SIMTI ha recentemente richiamato il tema della mancanza di risorse per il settore e di blocco del turnover per il personale. Come affrontare queste problematiche?

 

Siamo consapevoli che il momento è difficile per tutti e che il sottofinanziamento del sistema sanitario sta emergendo sempre più. Questo pone problemi di tenuta all’intero sistema e non solo a noi trasfusionisti. La nostra non è certamente una posizione corporativa, ma è il timore di vedere compromessa la sicurezza per i pazienti. Temiamo per il futuro l’incapacità del sistema trasfusionale nazionale – nel contesto di un sistema sanitario in difficoltà – di continuare a fare ciò che ha sempre fatto, dalla tema della qualità al tema dell’accoglienza del donatore.SIMTI ha il dovere di dire tutto ciò, senza allarmismi ma anche con grande onestà per non mettere a repentaglio la tenuta del sistema. Dobbiamo inoltre sottolineare alcune specificità, perché il sistema sangue non è solo una nicchia di prestazioni, ma impatta anche sul resto. Senza sangue non può esistere la chirurgia, non si possono effettuare i trapianti e non si possono affrontare le maxiemergenze ma neppure quelle quotidiane emergenze che si verificano nei singoli ospedali.

 

  • Che messaggio si sente di lanciare alla politica?

 

Bisogna tornare ad affrontare i problemi veri. Le persone che li sottolineano non sono pericolosi agitatori, ma esperti che – per le competenze che hanno – aiutano a raggiungere certi risultati e a mantenerli nel tempo. La politica deve ascoltare questa voce nei tavoli dove è rappresentata. Laddove ci sono decisioni da prendere sulla base di evidenze scientifiche, le società scientifiche vanno ascoltate. Non si possono prendere posizioni ideologiche o sulla base di opinioni.

 

  • Dal punto di vista scientifico quali sono stati i temi più significativi? 

 

I partecipanti ci hanno detto di aver ricevuto tanti spunti. Ad esempio il tema della corretta promozione del dono del sangue ha avuto una plenaria dedicata. Ed è un tema che mi sta molto a cuore, perché a causa dell’attuale situazione demografica italiana avremo una flessione dei donatori e perciò dobbiamo interrogarci su come essere efficaci. Anche le sottolineature sul Patient Blood Management sono state importanti, perché ci ricordano che non è solo una questione di risparmio ma di trattamento ottimale per il paziente. Interessante – in ottica futura –  anche quanto abbiamo affrontato sul tema delle alternative alle trasfusioni sulla base delle nuove ricerche scientifiche.

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