Giulia Grillo è il nuovo Ministro della Salute
08.06.2018

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Giulia Grillo è il nuovo Ministro della salute

Catanese, medico di 43 anni, Giulia Grillo è il nuovo ministro della sanità del governo Conte, che ha ricevuto la fiducia delle Camere questa settimana. Attivista da diversi anni del Movimento 5 stelle, la Grillo è specializzata in medicina legale e delle assicurazioni. Membro della Commissione Affari Sociali per tutta la scorsa legislatura, è stata anche membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’urano impoverito

“Faremo ogni sforzo – ha dichiarato il Ministro – per rimettere al centro i cittadini e quei diritti sociali fino ad oggi troppo spesso sviliti.

In particolare, voglio ringraziare il presidente del Consiglio per alcuni passaggi del suo intervento nell’Aula del Senato che hanno toccato temi relativi al dicastero che guido. Giuseppe Conte ha espresso la volontà di rescindere il legame tra politica e sanità, per renderla efficiente su tutto il territorio e di invertire la tendenza ai tagli per garantire la necessaria equità nell’accesso alle cure. Le differenze socio economiche non devono risultare discriminanti per la tutela dei nostri cittadini.

E’ una dichiarazione programmatica che sposo in pieno e che esprime una visione per la quale mi batto da anni. So bene che il compito che mi aspetta è difficile e questo mi induce ad una maggiore determinazione, consapevole del fatto che in questo governo troverò un sostegno costante”.

Ma che cosa ha detto il neo primo ministro in Aula sui temi della salute?

 

“Quanto alla sanità, il Documento di economia e finanza che è stato già deliberato, prevede una contrazione della spesa sanitaria. Sarà compito di questo Governo invertire tale tendenza per garantire la necessaria equità nell’accesso alle cure. Le differenze socio-economiche non possono, non devono risultare discriminanti ai fini della tutela della salute per i nostri cittadini”.  Un passaggio significativo è stato dedicato alla fuga dei cervelli.

“Le nostre scuole, le nostre università sono in grado di formare eccellenze, assolute eccellenze in tutti i settori, anche se purtroppo non siamo in grado di mantenerle e trattenerle nel nostro Paese e questo è un grave deficit culturale, oltre che economico. Vogliamo invertire la rotta, ce la dobbiamo fare, ce la dobbiamo mettere tutta, offrendo ai migliori dei nostri ricercatori, e anche a quelli stranieri, concrete possibilità di proseguire le proprie attività nel nostro Paese, formando altri scienziati e insieme trasferendo il frutto del loro lavoro nel nostro tessuto economico e produttivo, non nel tessuto altrui. Solo attraverso lo sviluppo delle attività più avanzate e innovative potremo mantenere in Italia – e su questo c’è un grave rischio che corriamo – le filiere produttive che oggi costituiscono l’ossatura su cui si fonda la nostra ricchezza, regalando un futuro di sviluppo e crescita ai nostri figli e nipoti”.

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