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Riforma terzo settore, perplessità da alcune Regioni
15.06.2018

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Dopo aver ascoltato su un recente numero della rivista il parere di un deputato del Partito democratico, Edoardo Patriarca (presidente anche del CNV), torniamo ad ascoltare i punti di vista sulla riforma del terzo settore con l’esponente di un’altra forza politica, la Lega.

 

Manuela Lanzarin è assessore ai servizi sociali in una grande regione come il Veneto ed è anche intervenuta di recente all’assemblea dell’Avis regionale: “Donare il sangue è un vero gesto di amore. La cultura della donazione deve entrare nelle scuole, a cominciare da quelle primarie – ha affermato la Lanzarin – perché è quando si è bambini e ragazzi che si comincia a capire che il sangue è vita e che una delle prime forme di solidarietà sociale è aiutare la vita donando il sangue”. L’assessore ha poi continuato assicurando da parte della Regione l’impegno di “continuare a promuovere l’appello delle associazioni per irrobustire le file dei donatori, l’invecchiamento della popolazione riguarda anche l’Avis. Per questo siamo impegnati ad affiancare le Avis e i Centri di raccolta nel garantire tutela, sicurezza, facilità e accessibilità alla donazione. 

Davanti ai 300 delegati ha assicurato inoltre “l’impegno a “diffondere con ogni mezzo la sensibilità sociale verso questa forma di cittadinanza attiva e di crescita civile”.

 

Che cosa ne pensa della nuova riforma?

 

Il Veneto, come, Regione ha impugnato il provvedimento, perché secondo noi accentra troppo e va a svilire il grande lavoro che è stato fatto dalle Associazioni di volontariato puro nel territorio. In particolare in una regione come il Veneto, che come numero di volontari e attività di organizzazioni e associazioni di volontariato che funzionano bene sappiamo quanto sia ricca. Abbiamo fatto ricorso, assieme a Friuli e Trentino, anche per la norma che prevede un Centro servizi volontariato ogni milione di abitanti. Noi abbiamo un Csv per ogni provincia e legati al territorio con le loro peculiarità. Vogliamo evitare di smantellare un sistema, sì migliorabile, ma che già funziona bene.

 

Alcuni decreti attuativi sono già stati emanati…

 

Molti sì, ma molti mancano ancora. Intanto stiamo monitorando. Nel frattempo stiamo incontrando tutti gli attori e stakeholder del Terzo settore per la Riforma del Veneto. Ovviamente dovremo recepire quella nazionale, ma vogliamo adattarla alla specificità del nostro territorio e dei nostri volontari.

 

Lei ha parlato di promuovere il dono del sangue nelle scuole, anche dalle primarie.

 

È importante far capire che donare sangue non è solo un atto di volontariato verso gli altri, ma anche un atto di prevenzione personale. I sani stili di vita propri dei donatori di sangue devono essere diffusi il più possibile fra i giovani. Quello che possiamo fare come Regione è impegnarci a facilitare i progetti già esistenti come il vostro. agevolarli e condividerli, anche con una “regia” comune regionale. Siamo convinti che può essere anche un modo, oltre al dono del sangue e all’opera di prevenzione in genere, di avvicinare i giovani e non solo a tutte le forme di volontariato. Anche in questo settore, ci sarà bisogno di un rilancio e di un ricambio. 

 

Lei è di Rosà, vicino alla “Città del Dono” Bassano, con un volontariato molto attivo. Ha mai ricevuto una trasfusione. È anche già donatrice di sangue?

 

No, non ho ricevuto nessuna trasfusione e non sono nemmeno la donatrice. Quando mi sono avvicinata alla donazione di sangue, da giovane, ero più magra e ancora sottopeso. Poi mi hanno trovato anche l’emoglobina bassa e mi hanno scartato. Ma ora ci si potrebbe ripensare.  

 

Beppe Castellano

 

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