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AIDO, un 2017 da record. Intervista con la presidente Petrin
06.07.2018

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2017, un altro anno da record per AIDO e la donazione di organi

A tu per tu con la presidente nazionale, Flavia Petrin

 

di Michela Rossato

 

Oltre tre milioni di persone, in Italia, hanno dichiarato la propria volontà in merito alla donazione di organi. Che tradotto significa aver lasciato nero su bianco il consenso o meno al prelievo dei propri organi dopo la morte, per salvare altre persone. Un bel numero a tante cifre, che rappresenta però solo il 6 per cento della popolazione maggiorenne del nostro Paese. E tutto il resto, che ne pensa? Per cercare di dare una risposta a questa delicata domanda Comuni e Asl sono scesi in campo, negli ultimi tempi, accanto all’instancabile Aido, l’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule. Impegnata da 45 anni a informare la popolazione sui temi della donazione e del trapianto d’organi, l’associazione è la principale partner nel progetto “Una scelta in Comune”. Il progetto permette ai cittadini maggiorenni, al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità di esprimersi sul post mortem.

Una collaborazione che ha fatto registrare al Sistema Informativo Trapianti un 48,8% di dichiarazioni dai Comuni, un 45,3% dall’Aido e un 5,8% dalle Asl. E sul totale, una percentuale di consensi pari all’88%.

Dietro a questi primi risultati, un lavoro enorme, come conferma la presidente dell’Aido nazionale, Flavia Petrin.

“I numeri sono straordinari perché la gente si sta rendendo sempre più consapevole dell’importanza del dono e sta dicendo sì. Il 2017 è stato un anno record per l’Italia con 3.950 trapianti, contro i già tantissimi 3.736 del 2016, ma molto resta ancora da fare. Lo scorso anno i pazienti in lista d’attesa erano 9.026. A seconda dell’organo, si aspetta anche fino a 4 anni e ogni giorno muore in media un pazienze iscritto a quella famigerata lista”.

Si oppone di più chi dichiara la propria volontà o i familiari?

I familiari. Un no comprensibile, dettato dalla disperazione del momento, ma che di fatto impedisce ad altre persone di salvarsi, provocando dolore e disperazione anche ad altre famiglie. È una catena. Per questo è importante che ogni cittadino esprima in vita la propria volontà”.

Se si ha tempo per pensare, si propende per il sì?

“Se la scelta è ragionata e ci si riflette, quasi sicuramente. L’importante è come si pone la questione, come la si spiega, rassicurare il cittadino sulla assoluta sicurezza di tutto l’iter. Purtroppo, alla velocità con cui le istituzioni stanno aderendo al progetto non corrisponde ovunque a una veloce e corretta formazione degli addetti a sportelli, con il rischio di vanificare tanti sforzi”.

Vanifica in che senso?

“Sembra un controsenso, ma in alcune zone e contesti oggi stanno aumentando le opposizioni. L’informazione ai cittadini, fondamentale per una scelta consapevole, ci sta assorbendo moltissimo e le nostre risorse umane ed economiche non stanno al passo, specie nelle regioni del sud, dove Aido non è abbastanza presente e conosciuta. Se si pone una domanda secca e diretta, lo sarà quasi certamente anche la risposta: no”.

La soluzione?

“Una collaborazione più stretta tra le associazioni del dono, qualunque essa sia, perché cresca la cultura della donazione. Condivisione di risorse umane, iniziative e idee, a beneficio di tutta la collettività”.

Una collaborazione che Avis metterà in campo il 29 e 30 settembre, in occasione della Giornata nazionale Aido.

“Il nostro desiderio – conclude la Petrin – è quello di essere nelle piazze di tutti i Comuni italiani ma la presenza di Aido sul territorio, seppur capillare, non può soddisfarlo. I volontari di Avis e di altre associazioni, ogni anno, si rendono disponibili ad aiutarci, migliorando di molto i risultati”.

 

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