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Il terzo settore cresce ancora, parola di Istat
19.10.2018

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Il terzo settore cresce ancora, parola di Istat

 

 

 

Cresce sempre di più il terzo settore, anno dopo anno. I dati Istat presentati alle Giornate di Bertinoro dello scorso fine settimana (e aggiornati al 31-12-2016) confermano un trend che non accenna a fermarsi.
Nel 2016, le istituzioni non profit attive in Italia erano 343.432 e con 812.706 dipendenti. Rispetto al 2015, le istituzioni sono cresciute del 2,1% e i dipendenti del 3,1%.
Aumenta anche il numero di istituzioni non profit rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi: dal 5,8% del 2001 al 7,8% del 2016 per le istituzioni e dal 4,8% del 2001 al 6,9% del 2016 per gli addetti.
Nel biennio 2015-2016 il no profit è cresciuto in tutte le aree geografiche del Paese, di più al Nord-ovest (+3,3%), al Sud (+3,1%) e nelle Isole (+2,4%), mentre i dipendenti sono aumentati soprattutto nelle regioni meridionali (+5,8%) e al Nord-est (+4,4%). Considerando il numero di istituzioni, gli incrementi percentuali maggiori si osservano in Basilicata (+8,8%), Molise (+8,7%) e Calabria (+5,6%); aumenti più contenuti si rilevano in Abruzzo (+0,2%), Provincia autonoma di Bolzano (+0,5%) ed Emilia-Romagna (+0,7%), mentre le uniche variazioni di segno negativo hanno interessato Umbria (-0,5%) e e Marche (-0,4%). Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, le regioni maggiormente interessate dalla crescita degli occupati sono state Basilicata (+9,5%), Campania (+7,9%) ed Emilia-Romagna (+5,0%).
Soffermandoci sulla distribuzione territoriale, oltre il 50% delle istituzioni sono attive nelle regioni del Nord, contro il 26,7% dell’Italia meridionale e insulare.
Dal rapporto emerge anche un terzo settore costituito da enti molto giovani per nascita e fondazione, visto che circa la metà è stato costituito dopo il 2005.
Rispetto al 2015, le istituzioni in crescita sono quelle impegnate nelle attività religiose (+14,4%), delle relazioni sindacali (+5,8%) e dell’ambiente (+6,2%); al contrario, risultano in calo i settori della cooperazione e solidarietà internazionale (-6,5%), della filantropia e promozione del volontariato (-4,7%) e dello sviluppo economico e coesione sociale (-3,3%)
Per quanto riguarda la distribuzione per attività economica, è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, con il settore della cultura, sport e ricreazione che raccoglie quasi due terzi delle unità, seguito da quelli dell’assistenza sociale e protezione civile (9,3%), delle relazioni sindacali (6,4%), della religione (4,8%), dell’istruzione e ricerca (3,9%) e della sanità (3,5%).

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