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Si può donare di più – La ricerca dell’Istituto italiano della donazione
26.10.2018

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Si può donare di più

L’involontario

di Giulio Sensi

 

Per il Giorno del Dono 2018, l’Istituto Italiano della Donazione ha lanciato un progetto di ricerca sulla misurazione della propensione al dono degli italiani. Un primo report con una ricognizione dello stato dell’arte è stato presentato in Senato il 3 ottobre e ripreso dalla stampa generalista e di settore. I numeri parlano di una stima di 50 donazioni al minuto, 50 scambi solidali che uniscono le persone e le mettono in relazione: che siano di tempo e aiuto (volontariato), biologiche (sangue o organi) oppure economiche (sia formali sia informali). Per la prima volta si mettono nello stesso campo di ricerca forme di donazione molto diverse fra loro, ma unite in un approccio culturale che le vuole analizzare insieme perché appartenenenti al medesimo sistema solidale da quantificare per essere valorizzato ed allargato. I 26 milioni di scambi che l’Istituto Italiano della Donazione ha stimato ogni anno sono molti o pochi? Sul tema è intervenuto il giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico che dalle colonne del Corriere Buone Notizie (link articolo https://www.corriere.it/buone-notizie/18_ottobre_03/donazioni-sono-26-milioni-all-anno-ma-non-ci-sono-soo-soldi-70b6a38c-c6fc-11e8-8ba5-9eaeeac74b23.shtml) ha centrato in un fondo la sfida più importante del popolo del dono, quella di aprirsi, allargarsi. “Ma allora -ha scritto- la domanda che rimbalza agli operatori del non profit potrebbe essere questa: si può provare ad allargare «il popolo dei generosi»? Non vale forse la pena superare ogni timidezza e offrire la terapia del dono anche alle comunità più rinserrate? Ci mancano delle esperienze che ci illuminino ma non sarebbe una brutta idea se un team di sociologi affiancasse il mondo del non profit e lo aiutasse in questo caso non solo a non arretrare ma addirittura a giocare in attacco”. La sfida è antica e grande al contempo e oggi ancora più attuale. Ma è fondamentale giocarla per fare in modo che il terreno sotto i piedi dei donatori, di qualunque natura siano, non inizi veramente a franare, rendendo vani decenni di operosità.

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