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L’editoriale – Conferenza programmatica, un confronto aperto con il territorio
16.11.2018

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La conferenza programmatica è stata un’occasione di approfondimento molto interessante e senza dubbio la possibilità stessa di approfondire alcuni argomenti era uno degli obiettivi principali che ci eravamo posti. Posso affermare che tutte le AVIS che hanno partecipato lo hanno fatto in modo attivo e hanno contribuito all’ottima riuscita del dibattito.
Sono contento che sia iniziato questo confronto, che sarà anche un metodo di lavoro per i prossimi anni.
Le linee programmatiche che ci daremo cercheranno di tracciare modelli organizzativi e gestionali che siano in grado di rispondere alle nostre esigenze, sia dal punto di vista della raccolta sia della struttura globale delle nostre sedi.
Dovremo per forza tenere conto degli adeguamenti dei nostri statuti, in seguito alla riforma del terzo settore, e delle novità fiscali.
Un altro punto rilevante emerso e sottolineato riguarda il lavoro che stiamo portando avanti sul bilancio sociale.
Dobbiamo avere una conoscenza più approfondita qualitativa e quantitativa della nostra Associazione, perché solo con dati certi e certificati potremo programmare le nostre attività.
Abbiamo spesso un debito informativo nei confronti delle nostre sedi e del mondo esterno. Con una maggiore conoscenza della realtà potremo sicuramente rispondere alle esigenze delle sedi in modo più appropriato e qualificato.
Nella conferenza abbiamo ribadito la centralità del binomio donatore / malato, che evoca e richiama l’ imprescindibile necessità di sottolineare e difendere la donazione di sangue, emoderivati ed emocomponenti quale gesto etico , interpretato e declinato in ognuna delle fasi: dalla disponibilità del donatore, alla raccolta, alla lavorazione, fino alla proprietà dei farmaci ed emoderivati.
Attraverso i tanti interventi dei relatori, abbiamo avuto la conferma che i temi sui quali focalizzare maggiormente la nostra attenzione – anche attraverso il progetto del Centro studi – sono: i giovani, la scuola, il mondo del lavoro, l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico, i nuovi cittadini, i flussi migratori interni I flussi di mobilità sanitaria.
Un confronto di questo tipo, volutamente e necessariamente aperto ai contributi e alle buone prassi del territorio, è stato anche il modo migliore, lo strumento idoneo ed adeguato, per cementare una imprescindibile unitarietà associativa. L’aspettativa è che AVIS e tutti noi possiamo uscire maggiormente arricchiti da questi due giorni di lavori, con una maggiore convinzione di dovere e potere lavorare insieme su obiettivi comuni, lasciando da parte le singole pretese.

 

di Gianpietro Briola

Presidente AVIS NAZIONALE

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