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Simti: lavoriamo insieme per rendere più attrattiva la medicina trasfusionale
16.01.2019

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Simti: lavoriamo insieme per rendere più attrattiva la medicina trasfusionale

 

Sono tante le sfide che attendono il sistema trasfusionale nel 2019, all’interno di un contesto nazionale – che, a dire il vero, non riguarda solo questo settore – di mancato turn-over e ricambio generazionale.

Ne abbiamo parlato ampiamente con il presidente di Simti, Pierluigi Berti, che nelle settimane scorse è stato anche gradito ospite del lancio della campagna plasma di AVIS NAZIONALE (“un’iniziativa che mi è piaciuta molto!”).

 

“Il problema del sottodimensionamento legato alla carenza dei medici è certamente quello principale e quello che condiziona tutto il resto. Al di là di questo, non c’è dubbio che al centro dell’agenda Simti del prossimo anno vi sarà il modo di conciliare l’approccio organizzativo regionalistico previsto dalla Costituzione con la necessità di ragionare in una dimensione nazionale del sistema. Ci sono dinamiche, dalla programmazione all’autosufficienza, che si giocano a livello nazionale, mentre il sistema è strutturato su base regionale.

In questo ambito il tentativo è quello di predisporre delle linee di indirizzo, come sta facendo AGENAS insieme a vari componenti istituzionali compresa SIMTI. Quando questo documento vedrà la luce, si potrà capire quanto la rete trasfusionale potrà essere rivisitata e resa funzionale a quello scopo. Occorre poi iniziare a ragionare sui modelli di cooperazione e revisione della rete trasfusionale non solo all’interno delle singole regioni, ma anche nei rapporti tra una regione e l’altra”.

 

La medicina trasfusionale sembra essere sempre meno appetibile, con pochi giovani che si avvicinano a questo settore…come invertire la tendenza?

Innanzitutto bisognerebbe fare in modo che lo conoscessero! Ancora oggi in molte Università e in scuole di specialità in ematologia non si parla di medicina trasfusionale. Questo condiziona fortemente l’attrattività. Bisogna fare dei passi presso il Miur affinché nel curriculum degli studenti di medicina vi siano elementi importanti della nostra disciplina. Ci vogliono dei percorsi sul campo, con tirocini formativi presso le strutture trasfusionali. Quando questo viene fatto, gli specializzandi ne sono anche attratti e vogliono fermarsi. Grazie anche ai centri di raccolta delle associazioni i giovani medici possono inoltre comprendere la complessa dimensione culturale e relazionale della medicina trasfusionale, che invece spesso è semplificata dai colleghi.

 

Il 2019 potrebbe essere l’anno per lanciare la candidatura dell’Italia ad ospitare la giornata mondiale del donatore di sangue?

 

Noi lo auspichiamo e sosteniamo l’Italia insieme alle altre componenti (associazioni, CNS). Siamo convinti che l’evento porti un’attenzione mediatica sul mondo della trasfusione e delle specificità italiane. E’un sistema, il nostro, che ha pregi e difetti ma che garantisce ai cittadini elevati standard di qualità.

 

Come sarà il 2019 di Simti?

 

Terremo a maggio il nostro convegno nazionale a Rimini che sarà dedicato a 6 grandi argomenti, tra cui la donazione, la plasmaderivazione, la qualità e la sicurezza. Abbiamo poi seminari specialistici sul territorio ed eventi formativi e lavoreremo sulla revisione della nostra immagine complessiva, con un nuovo logo e un nuovo sito. Anche attraverso una maggiore fruibilità della nostra comunicazione passa un’immagine rivolta al futuro e più moderna della medicina trasfusionale e di Simti.

 

A proposito di comunicazione scientifica, il fenomeno delle fake news vi preoccupa?

 

Se prevale l’idea che ogni opinione, a prescindere dalla ragionevolezza e veridicità, ha ugual peso nel dibattito, si finisce per mettere a rischio i cittadini, come già sta accadendo con i vaccini. Tra le varie iniziative che vogliamo attuare vi è un incremento della presenza sui social, dove il fenomeno è amplificato, per portare la nostra voce specifica, favorendo una corretta formazione delle opinioni da parte della cittadinanza.

 

(Intervista su AVIS SOS n.3/2018)

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