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Ricerca, pubbliche relazioni e legislazione: il week-end formativo a Firenze
14.03.2019

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Il weekend del 9 e 10 marzo ha radunato a Firenze (presso l’Ospedale Meyer e il convitto la Calza) una sessantina di giovani dirigenti AVIS che hanno frequentato le prime 4 annate della scuola di formazione con Fondazione Campus.

 

Non si è trattato solo di un momento di socializzazione per donne e uomini provenienti da tutte le regioni italiane, ma di una nuova e concreta occasione di formazione grazie a interessanti relazioni su tematiche sanitarie, trasfusionali e di pubbliche relazioni.

 

Il progetto della scuola è stato avviato quattro anni fa e, fino a oggi, ha permesso di formare 96 nuovi dirigenti Avis (49 donne e 47 uomini).

La serie di incontri tenutasi all’ospedale Meyer, inoltre, ha permesso di riflettere sull’importanza della donazione di plasma rispetto a terapie poco conosciute.

 

Nel corso della giornata, infatti, il prof. Roberto Caputo, primario di oculistica, ha potuto presentare il percorso clinico e i risultati di una terapia a base di plasmina (un derivato del plasma) per curare la congiuntivite lignea (una forma rara e aggressiva di congiuntivite cronica, caratterizzata dalla formazione ricorrente di lesioni pesudomembranose sulle superfici palpebrali). Caratterizzata da lacerazione e rossore, la congiuntivite lignea colpisce soprattutto neonati e bambini.

 

“Il concetto di donazione etica che noi portiamo avanti è finalizzato proprio a questo – ha spiegato il presidente Briola – ossia a far sì che il plasma serva a produrre il più alto numero di prodotti utili a curare questo tipo di malattie, soprattutto se hanno a che fare con i bambini”.

 

Il direttore generale dell’ospedale Meyer, Alberto Zanobini, ha spiegato il legame non astratto tra AVIS e la sua fondazione: “Noi stessi abbiamo un centro trasfusionale che rappresenta un modello di eccellenza e che ci sta fornendo la base dalla quale abbiamo avviato una duplice sperimentazione”.

Oltre al collirio a base di plasmina del prof. Roberto Caputo, il direttore ha sottolineato il progetto sulle le immunodeficienze primitive, con la professoressa Chiara Azzari,  responsabile del centro di Immunologia pediatrica, che sta sperimentando la somministrazione sottocutanea dell’immunoglobulina, “a dimostrazione di come nella nostra azienda universitaria la ricerca sia finalizzata alla salute immediata del bambino. Non vogliamo solo scrivere pubblicazioni, ma dare risposte rapide e concrete per la cura dei più piccoli”.

 

La relazione del professor Federico Toth dell’Università di Bologna ha poi permesso di riflettere sui 40 anni della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale, mostrando per ogni punto saliente (universalità, gratuità, etc.) i risultati effettivamente raggiunti e le criticità ancora in corso.

Il dott. Pasquale Colamartino, ha tracciato invece le caratteristiche attuali del sistema trasfusionale italiano, anche in questo caso tra prospettive e criticità.

I lavori della domenica mattina sono stati incentrati sul significato della parola ‘lobbying’ per il terzo settore, grazie all’intervento di Alberto Cattaneo della ‘Cattaneo e Zanetto’, la principale azienda italiana del ramo.

“Fare lobbying non è una parolaccia – ha spiegato Cattaneo – ma può aiutare il terzo settore a far emergere i suoi percorsi virtuosi”.

I partecipanti hanno poi potuto – con lavori di gruppo – ragionare su casi ipotetici in cui un’azione di lobbying e pubbliche relazioni avrebbe potuto portare risultati importanti per l’Associazione (a livello nazionale come regionale o territoriale).

 

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