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A tu per tu con Marco Toppan: “accolto sempre come un fratello”
17.09.2019

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L’impresa di un ciclista veneto, avisino di Zenzon di Piave (TV) ha dimostrato ancora una volta – se mai ce ne fosse stato bisogno – come la nostra associazione sia un vero “collante”, un’unica grande famiglia, in ogni angolo del nostro Paese. Al di là di lingue e dialetti, tradizioni e culture diverse, Avis “unisce” in un solo ideale di fratellanza e condivisione.

 

Duemila chilometri di fatica e gioia, in solitaria o con ciclisti al seguito, tra mare e montagna, panorami mozzafiato e le rovine del terremoto. Duemila chilometri sulle due ruote, da nord a sud di questo nostro straordinario Paese, per sensibilizzare alla donazione del sangue e ricordare che esiste un simbolo del dono che va restaurato e protetto. Marco Toppan, 40enne di Carbonera (Tv), donatore da quando ne aveva 29 (fa riferimento all’Avis di Zenson di Piave) ha concluso il 6 settembre la sua avventura in bici “Su due ruote nello Stivale per l’Avis”.

Partito come testimonial dell’Avis provinciale di Treviso, ha pedalato per due settimane anche per promuovere il recupero del Tempio internazionale del Donatore di Pianezze di Valdobbiadene (Tv). Ha attraversato ben 12 regioni, con partenza dall’Alto Adige e traguardo in Sicilia, a Pachino in provincia di Siracusa. Il giorno prima di partire l’abbiamo brevemente intervistato quando è venuto a trovarci in redazione (foto in basso), chiedendogli come gli era venuta in mente l’idea e che cosa si aspettava. “L’ho fatto già un paio di volte, in bicicletta dal Veneto in Calabria. Mia moglie è calabrese, le due volte precedenti mi ha accompagnato in… vespa. Ora non era possibile, visto che abbiamo due bambini piccoli. L’idea di “correre” per il Tempio mi è arrivata tramite un dirigente dell’Avis provinciale di Treviso. So che lungo il percorso già mi hanno segnalato che mi aspettano alcune Avis. Arrivata la notizia in AVIS Nazionale, sono stato supportato dall’ufficio stampa tramite il quale molte Avis mi stanno “aspettando”.

 

E questo prima di inforcare la bici e partire…

 

Ovunque, tappa dopo tappa, una più che calorosa accoglienza da parte di Avis, amministrazioni comunali, cittadini, stampa. Oltre ogni aspettativa. E proprio in Calabria, dove subito dopo la fine della “corsa” si stava riposando con la famiglia, l’abbiamo raggiunto stavolta telefonicamente per le impressioni conclusive.

 

 

“È stato qualcosa di straordinario, in ogni luogo in cui sono arrivato sono stato atteso, festeggiato, intervistato e ben rimpinzato con i piatti tradizionali – ci ha raccontato – ogni volta è stata un’emozione forte e bellissima. Regione dopo regione, paese dopo paese, ho conosciuto tante persone meravigliose che mi rimarranno nel cuore come i paesaggi che ho visto, le storie che mi sono state raccontate, i diversi accenti e dialetti, i volti dei tanti volontari che ho incontrato”. Gli abbiamo chiesto quale tappa è stata più significativa, per lui fra le tante.

“Se proprio devo citarne una, quella da Gabicce a Pergola. Per tutto il percorso mi hanno affiancato altri quattro ciclisti avisini. “mica possiamo lasciarti pedalare tutto solo!”, mi han detto. E in ogni paese dove passavamo, c’era una sede Avis con il comitato di ricevimento con un sacco di persone. L’Avis è UNA. Dovunque tu vada ti fanno sentire “fratello” anche se cambiano cadenze, modo di parlare, cultura, tradizioni e… cucina”.

Già, la cucina… A quanto pare in ogni dove facevano a gara la sera a farti recuperare i chili persi pedalando.

 

Ma tu pensa! C’era chi mi telefonava addirittura il giorno prima, per chiedermi se gradivo pesce piuttosto che carne e che menu avrei preferito. Dovunque è stata occasione di festa e di condivisione.

 

Come già ci aveva raccontato l’altro Marco (Cileo) – che un paio d’anni fa la stessa avventura l’ha affrontata a piedi, ma in direzione inversa da sud a nord – la cosa più bella del percorso è proprio quella di sentirsi parte di un’unica, grande famiglia Avis!

 

“Mi sono immerso nelle bellezze del nostro Paese, senza mai perdere di vista il fine sociale del mio viaggio che è stato subito sposato da tutti – continua – insieme alle delegazioni locali dell’Avis ho condiviso il progetto di recupero del Tempio, bisognoso di lavori per poter essere riaperto e tornare ad essere la meta di donatori di ogni parte d’Italia, di qualunque sigla”.

 

“Non a caso della neo associazione Odv Tempio fanno parte, oltre ad Avis, anche Fidas, Fratres e Aido – sottolinea il suo presidente Gino Foffano – e non a caso il Tempio si chiama internazionale, perché è la casa di tutti coloro che donano, senza distinzione alcuna, è il simbolo dell’altruismo, della generosità e della pace”.

 

Quella pace che Toppan si augura possa presto tornare nei luoghi del Centro Italia colpiti dal sisma:

 

“Ecco… un’altra emozione fortissima è stata percorrere e fermarsi nelle zone del terremoto. I luoghi più toccanti del mio viaggio, senza dubbio, dove si respirano dolore e speranza insieme”.

 

Ad Arquata del Tronto (Ap), Marco è passato davanti al nuovo poliambulatorio sanitario che grazie al contributo di privati e di tante Avis sta finalmente nascendo tra le rovine.

Un faro per la popolazione già tanto provata, come può esserlo “il Tempio che illumina il nostro cammino e ci sprona a impegnarci quotidianamente nel dono e nell’aiuto al prossimo che ha bisogno – spiega la presidente dell’Avis provinciale di Treviso, Vanda Pradal – Renderlo nuovamente fruibile deve essere un obiettivo comune. Ancora di più ora che la zona è diventata Patrimonio Unesco dell’Umanità”. E anche in questo molte Avis lungo il percorso si sono impegnate: “So della regionale Marche che ha raccolto e stanziato una certa somma, non chiedetemi quanto e cosa… Io pedalavo. Poi, per esempio, a Scilla sull’estrema punta della Calabria, la sera degli immancabili “festeggiamenti” l’Avis locale ha raccolto una certa cifra con il tipico “panino col pesce spada”.

 

E tutti i cittadini possono contribuire alla “rinascita” del Tempio Internazionale del Donatore con un contributo anche piccolo. IBAN: IT28 F030 6962 1561 0000 0000 039 con causale: lavori Tempio.

 

Servizio di Beppe Castellano e Michela Rossato

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