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La storia di Laura: il dono genera dono
20.09.2019

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Da Civitanova Marche (Mc) ci arriva una bellissima storia, che suggella l’amicizia tra le associazioni del dono e ci aiuta ad entrare nella settimana della donazione del midollo osseo. La storia è quella di Laura Baleani, 45 anni, tre figli, un lavoro di responsabilità in ambito commerciale e una grande passione per la pallacanestro. Una vita attiva e dinamica nella quale, quasi senza annunciarsi, nel novembre 2016 è comparsa la malattia. A salvarla è stato il trapianto di midollo osseo di un donatore compatibile non familiare. L’abbiamo raggiunta per chiederle di raccontarci più nel dettaglio la sua storia.

 

Laura, come si è manifestata la malattia e quale è stata la diagnosi?

 

All’inizio l’unico sintomo era la stanchezza, poi in due giorni le cose si sono aggravate e avevo difficoltà a respirare. Le analisi del sangue hanno rivelato che c’era qualcosa di compromesso nel sistema immunitario, quindi mi hanno ricoverata in ospedale e presto ho ricevuto la diagnosi: leucemia mieloide acuta in una fase molto aggressiva.

 

A questo punto cosa è successo?

 

Ho iniziato subito la chemioterapia e sono stata in isolamento in una stanza a bassa carica microbica per oltre due mesi. Il mio corpo rispondeva molto bene alle cure, ma questa forma di leucemia ha un’enorme possibilità di recidiva. Qualora si fosse presentata una seconda volta, le terapie non avrebbero avuto esito favorevole. Sono stata quindi candidata al trapianto di midollo. Una soluzione che, se avessi trovato un donatore, sarebbe stata definitiva.

 

Come si è svolta questa ricerca?

 

Per prima cosa, come di consueto, verificando la compatibilità dei miei familiari. Ho due fratelli ed entrambi hanno fatto il test per sapere se fossero compatibili. In genere si pensa che ci siano molte probabilità che un fratello abbia cellule staminali sanguigne compatibili con le nostre; in realtà soltanto un fratello su 4 è compatibile al 100% con l’altro, e i miei due fratelli non sono compatibili con me. Si è attivata quindi la ricerca nel registro internazionale dei donatori, che in Italia ha sede a Genova, per trovare un non familiare compatibile; qui le probabilità diventano una su 100.000. Sono stata fortunatissima perché in meno di un mese era disponibile un midollo compatibile con il mio e, il 2 marzo 2017, mi sono sottoposta al trapianto.

 

Quindi l’intervento ha avuto esito positivo.

 

Quello è stato il giorno della mia rinascita. Tutto è andato bene, l’attecchimento è stato immediato e, anche se la ripresa immunitaria ha richiesto un anno di tempo, non ci sono state ricadute importanti. Ora, a distanza di due anni e mezzo, sto bene e sono tornata alla vita di prima.

 

Sei entrata in contatto con il mondo delle associazioni che promuovono la donazione di sangue, cellule staminali e midollo osseo, con le quali ora collabori attivamente. Com’è avvenuto questo incontro?

 

Una mia amica d’infanzia, Mara Melappioni, si è iscritta da giovanissima ad Avis e Admo e, nel 2003, è stata donatrice di midollo. Quando mi sono ammalata è stata lei a farmi conoscere queste associazioni. Dopo il trapianto sono stata chiamata a dare la mia testimonianza in alcuni eventi organizzati da Admo nelle Marche. Quest’anno io e Mara siamo diventate attive nella sezione Admo di Civitanova, che condivide la sede sociale con Avis. Da poco è stato creato un gruppo giovani, anch’esso in comune tra le due associazioni. Considerato quanto è stato importante per me che un ragazzo si sia reso disponibile a salvarmi la vita, ho deciso di ringraziare per quello che ho ricevuto sensibilizzando altri giovani.

 

Quali messaggi vuoi dare ai ragazzi che si avvicinano ad associazioni come Avis e Admo?

 

Per prima cosa, che basta poco per fare qualcosa di grande. La donazione di cellule staminali, per una persona sana e giovane, comporta pochi fastidi e il totale ripristino delle condizioni sanguigne entro 7-10 giorni, mentre per una persona malata può rappresentare l’unica opportunità di tornare alla vita. Il secondo messaggio è che, da un atto gratuito come la donazione di sangue e cellule staminali, si innesca un meccanismo virtuoso in cui il dono genera dono. Io sento la necessità di fare qualcosa per un altro, visto che qualcuno non ha avuto dubbi e mi ha salvato la vita anche se non mi conosceva. Quando questo meccanismo si espande, è la cosa più bella che ci possa essere.

 

di Alissa Peron

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