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Video di sensibilizzazione, campagne social e raccolte in autoemoteca: il cuore grande dei giovani di AVIS
01.04.2020

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«Io resto a casa e dono solo se convocato. Andrà tutto bene». È il messaggio che il gruppo giovani dell’Avis di Ascoli ha voluto inviare per far capire che non serve correre nei vari centri trasfusionali, ma è bene prenotare la donazione e aspettare la convocazione.

 

Un messaggio che è stato trasformato in un video in cui ragazze e ragazzi, ognuno dalle proprie abitazioni, hanno voluto sensibilizzare le persone in un momento estremamente delicato come questo. L’emergenza Coronavirus, le scorse settimane, aveva rischiato di compromettere le scorte di sangue nelle singole regioni, ma grazie agli appelli che si sono succeduti, dal presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, al direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, la situazione è rapidamente tornata alla normalità.

 

 

E una mano, anzi è il caso di dire, un braccio, l’hanno dato proprio i giovani avisini che, da Nord a Sud, si sono mobilitati per garantire sangue e terapie a tanti pazienti. Dopo aver raccolto le testimonianze da Roma, Ferrara e Catania, altri esempi di cittadinanza attiva e solidarietà stanno arrivando da varie regioni.

 

 

Sempre restando nelle Marche, nella fattispecie nella provincia di Macerata, «nelle ultime tre settimane abbiamo ricevuto richieste di prima donazione – spiega Matteo Pedicelli, coordinatore regionale dei giovani Avis – un fatto che ha provocato qualche difficoltà visto che il centro trasfusionale di Civitanova è attualmente chiuso. I donatori stanno rispondendo molto bene, nonostante il periodo, ecco perché abbiamo chiesto di donare principalmente plasma, coinvolgendo più persone possibili anche attraverso campagne sui social network condotte dalle varie sedi comunali».

 

 

Gli appelli, in particolare quelli attraverso i telegiornali, hanno fornito la spinta ai donatori, giovani e non, del Piemonte e, in particolare, della provincia di Torino. A confermarlo è Marco Tonin, coordinatore regionale dei giovani Avis: «Inizialmente era prevalso un po’ di timore, poi hanno iniziato a rispondere sia candidati nuovi che donatori periodici. Le comunali, che solo nella provincia di Torino sono 109, hanno avuto difficoltà ad accogliere tutti, motivo per cui stiamo ricontattando le persone che non sono riuscite a donare per convocarle nei mesi di aprile e maggio, visto che a oggi i centri trasfusionali e le unità di raccolta sono pieni di prenotazioni».

 

In Toscana sono stati 248 coloro che, tra il 16 e il 31 marzo, hanno effettuato la prima donazione. Il 53% è composto da under 35: «La risposta è stata estremamente positiva e siamo contenti che anche le fasce d’età più basse si siano fatte avanti – spiega Emanuele Gelli, coordinatore giovani dell’Avis Regionale – In un momento così delicato è stato importante riscontrare tanta partecipazione, motivo per cui stiamo incentivando la raccolta del plasma». Ben 700 sono stati invece coloro che, nello stesso periodo, hanno si sono candidati per diventare donatori e anche qui la presenza dei giovani è stata forte, pari al 43%: «La prenotazione della donazione è il procedimento con cui, ormai da anni, lavoriamo qui in Toscana – conclude – e in questo periodo è stata ulteriormente incrementata».

 

 

E scendendo giù per lo Stivale la mobilitazione non si ferma, anzi. In Puglia, più precisamente nella provincia di Barletta-Andria-Trani, i giovani dell’Avis provinciale hanno lanciato una challenge sulla propria pagina Facebook in cui è possibile inviare foto con gli hashtag #iorestoacasa e #escosoloperdonare. Come racconta Angelo Tosches, coordinatore regionale dei giovani Avis, «nelle aree di Foggia, Bari e Lecce ci siamo mossi attraverso la chiamata dei singoli donatori, registrando un massiccio afflusso alimentato anche dagli appelli social e telefonici. Il risultato è stato un incremento di nuovi donatori, in gran parte stimolati da noi giovani: ora il compito sarà quello di fidelizzarli così da garantire le donazioni in periodi normali». Anche qui l’età media è stata bassissima: «Abbiamo registrato una fascia tra i 18 e i 20 anni, qualcuno sopra i 25, ma la maggior parte comunque under 30. Sono riusciti a superare la paura dell’ago e hanno finalmente iniziato – prosegue – Nonostante le restrizioni noi giovani ci siamo attivati e, pur lavorando da casa, siamo riusciti a organizzare, in collaborazione con gli altri volontari di Avis, una raccolta di sangue in autoemoteca a Corato (in provincia di Bari, ndr) e la prossima settimana ce n’è già un’altra in programma a Bisceglie (nella provincia di Barletta-Andria-Trani, ndr). Anche qui in Puglia stiamo incentivando la donazione attraverso la prenotazione e i risultati sono evidenti».

 

 

E sono evidenti anche in Calabria. Nella zona di Cosenza, su iniziativa dei giovani dell’Avis locale, persino una squadra di calcio, anziché andare a giocare la domenica mattina, si è presentata davanti all’autoemoteca per donare il sangue: «Molti erano già donatori – spiega Alessandra Lauria, coordinatrice giovani dell’Avis provinciale – altri lo sono diventati. È stato molto emozionante, perché nessuno di noi si aspettava una risposta di questo tipo». Il tutto condito anche da un pizzico di commozione: «Quando organizziamo le donazioni siamo soliti abbracciarci, salutarci e farci le foto insieme. Stavolta non è stato possibile, ma nonostante le mascherine gli occhi di ognuno non hanno potuto nascondere i sorrisi. In zona vive un ragazzo talassemico che aveva dovuto ritardare la sua terapia di circa un mese perché a Cosenza non c’era la sacca di 0 negativo di cui aveva bisogno. Poi, dopo l’appello del presidente Briola, le persone hanno smesso di avere paura e hanno ricominciato a donare, così anche lui ha potuto effettuare la trasfusione necessaria. Per tutti noi è stato come rinascere di nuovo».

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