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Sangue cordonale, le unità raccolte calano. I numeri nel report pubblicato da CNS e CNT
01.07.2020

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Le unità di sangue cordonale raccolte nel 2019 sono scese al di sotto della soglia delle 10mila: 9676, per la precisione. Il livello più basso dal 2007 quando si fermarono a 9794. Sono solo alcuni dei numeri inseriti nel report pubblicato nei giorni scorsi da Centro nazionale trapianti e Centro nazionale sangue.

 

 

Se sulla tendenza nazionale incide non poco il calo delle nascite, pari quasi al -20%, rimane tuttavia stabile la quantità di unità rilasciate per il trapianto delle cellule staminali emopoietiche. Ad oggi, in Italia, sono 18 le banche di sangue di cordone ombelicale attive, a cui afferiscono 270 centri di raccolta suddivisi per ciascuna. Proprio sull’importanza delle cellule staminali è intervenuta la dottoressa Nicoletta Sacchi, direttrice dell’IBMDR (il Registro italiano donatori midollo osseo): «Si tratta di una risorsa aggiuntiva non solo per i pazienti con malattia avanzata, per i quali altri trapianti non sono risultati sufficienti, ma anche per coloro che non hanno donatori compatibili in famiglia o all’interno del registro». Un’importanza riconosciuta anche a livello internazionale, visto che 33 delle 38 unità cordonali italiane raccolte nel 2019 sono state rilasciate per centri trapianti esteri. In più il sangue del cordone ombelicale ha un ruolo promettente nell’ambito dell’utilizzo di emocomponenti alternativi, in quanto come conclude la dottoressa «questi globuli rossi possono essere sfruttati per le trasfusioni nei neonati».

 

 

Da quando la ITCBN (la Rete italiana delle banche di sangue cordonale) ha avviato la propria attività, sono state 1550 le unità rilasciate per il trapianto da donatore non familiare e 190 quelle per il trapianto familiare. La percentuale rimane bassa, in quanto sui 300mila parti circa avvenuti nei 270 centri presenti sul territorio italiano, il sangue cordonale è stato raccolto solo nel 3,5% dei casi. Come hanno spiegato il direttore del Cns, Giancarlo Liumbruno, e la responsabile dell’area medica del Cns, Simonetta Pupella, «le regole sulla conservazione del sangue da cordone ombelicale sono state necessarie per rispondere alle esigenze cliniche dei trapiantologi e offrire ai pazienti una terapia più efficace. Il calo delle unità è stato l’effetto dell’utilizzo sempre crescente del donatore aploidentico, cioè parzialmente compatibile come ad esempio un genitore, reso possibile grazie ai farmaci che riducono il rischio di rigetto».

 

 

Il cordone ombelicale può essere donato solo se durante il parto non si sono verificate complicazioni: non esistono evidenze di effetti collaterali sulla salute del bambino, tantomeno sulle procedure del parto stesso. Per questo, come sottolineato dal direttore del Cnt, Massimo Cardillo, e dalla responsabile dell’area medica del Cnt, Letizia Lombardini, «è importante informare le famiglie su questa opportunità gratuita e solidaristica, compresa nei livelli essenziali di assistenza».

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