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Dai donatori di ieri a quelli di domani, all’Avis di Fivizzano il “passaggio di consegne” tra Roberto e Thomas
04.08.2020

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Quarant’anni di donazioni e di spirito di solidarietà. Quarant’anni di impegno per aiutare gli altri e garantire a chi ne ha bisogno preziose terapie salvavita. Nei giorni scorsi ha effettuato l’ultima raccolta per sopraggiunti limiti di età, ma Roberto Oligeri, 69 anni, giornalista e corrispondente dalla Lunigiana per il quotidiano La Nazione, ha concluso il suo percorso nella maniera più bella. Con un vero e proprio “passaggio di consegne”.

 

In un’epoca in cui, in ambito trasfusionale, ci preoccupiamo sempre del ricambio generazionale tra vecchi e nuovi donatori, l’Avis Comunale di Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, ha organizzato la giornata, in tal senso, più significativa possibile: sulla poltrona accanto a Roberto si è seduto Thomas Cricca, 18 anni compiuti lo scorso dicembre, e con già tanta voglia di fare la propria parte per aiutare gli altri: «Per me è stata una piacevolissima sorpresa – ha raccontato Oligeri – perché ho avuto la dimostrazione di come il mio impegno con l’Avis nel corso di questi anni non sia mai passato sotto traccia, ma sia stato apprezzato. Donare l’ultima volta insieme a chi iniziava questo cammino è stato emozionante ed è stata la conferma di aver fatto parte di una macchina straordinaria che continua a distribuire solidarietà».

 

Foto di rito con il personale del centro trasfusionale

Roberto ha cominciato a donare nei primi anni ’80, «su suggerimento di un amico – racconta – da lì ho proseguito cercando di sensibilizzare in tal senso anche i componenti della mia famiglia. Primo tra tutti, mio figlio». E proprio ai giovani come Thomas si rivolge spiegando che «è importante che compiano questa scelta per entrare all’interno di un circuito umanitario preziosissimo per tutti noi. Un modo semplice, ma fondamentale, per aiutare il prossimo e far parte in maniera positiva e propositiva di una società sempre più civile e attenta alle necessità di ognuno».

 

E questa concezione della donazione ce l’ha avuta chiara in testa fin da subito anche Thomas: «Fosse stato per me avrei iniziato a donare già a dicembre, ma poi per una serie di problemi, tra cui il Covid e la preparazione agli esami di maturità, ho aspettato». A lui l’imbeccata, per così dire, l’ha data un cugino: «Mi è sembrato giusto fare qualcosa per aiutare gli altri. Insieme allo staff dell’Avis abbiamo fissato l’appuntamento per gli esami e, una volta risultato idoneo, sono stato convocato venerdì per la donazione». L’impatto è stato positivo: «Non ero affatto preoccupato, né per l’ago né perché fosse la prima volta – spiega – e poi anche lo staff sanitario è stato molto cordiale e disponibile. Tutti mi chiedevano di continuo se stessi bene o avessi bisogno di qualcosa, mi sono sentito coccolato».

 

Aver donato la prima volta accanto a chi lo faceva per l’ultima è stato significativo: «Quando ho saputo la storia di Roberto ho subito pensato che mi avrebbe fatto piacere compiere un percorso come il suo. Intanto ho iniziato e, appena sarà possibile, tornerò subito a donare». Proprio da Thomas arriva una stoccatina alle nuove generazioni: «Ho provato più volte a convincere i miei amici nel seguirmi in questa esperienza, ma molto spesso mi sono sentito dire no. Un po’ per paura dell’ago, un po’ perché alcune famiglie, e non ne capisco il motivo, sono restie a far donare i giovani. Personalmente – conclude – credo si tratti di una scelta responsabile e solidale: il sangue non si può fabbricare o comprare, potrebbe servire a ciascuno di noi, quindi è giusto che chi può lo doni senza pensarci su».

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