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La donazione tra i banchi di scuola, il risultato dello studio condotto da AVIS Nazionale e “Laboratorio Adolescenza”
14.09.2020

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La donazione di sangue è una pratica universalmente conosciuta dai giovani italiani. È quanto emerge da uno studio condotto da AVIS Nazionale e “Laboratorio Adolescenza” su un campione di oltre duemila studenti iscritti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado.

 

Il 95% degli intervistati ha già sentito parlare di donazione di sangue, un risultato in linea con le precedenti due edizioni della ricerca. La famiglia si conferma la fonte primaria di informazioni e cresce il numero di chi si affida a internet per scoprire qualcosa in più su questo tema. Un dato, questo, da non sottovalutare, in quanto dimostra come tali informazioni non siano acquisite in modo “passivo”, ma vengano volontariamente ricercate con interesse e voglia di approfondire l’argomento.

 

Le principali lacune riguardano la gratuità del dono (il 35% pensa che sia possibile percepire una retribuzione dopo la donazione), l’innocuità (il 35% ritiene che compiere questo sia doloroso e il 27% pensa che possa addirittura nuocere alla salute) e l’età minima (il 32% non ha un’idea corretta su quando sia possibile iniziare a donare).

 

A colpire, purtroppo in negativo, è il fatto che gli adolescenti residenti nelle grandi aree metropolitane siano complessivamente meno interessati e più scettici sul valore della donazione di sangue, sia sulla possibilità di diventare da grandi dei donatori.

 

«I dati dimostrano che, complessivamente, il grado di conoscenza è in crescita – commenta il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola – sebbene ci siano ancora dei divari da colmare. Tuttavia, questa indagine conferma quanto prezioso sia l’impegno che la nostra associazione da tempo porta avanti negli istituti di ogni ordine e grado, anche in virtù di un protocollo d’intesa siglato con il MIUR e rinnovato nel corso degli anni. Coinvolgere i giovani di ogni fascia d’età e spiegare loro l’importanza del gesto della donazione è il primo passo da compiere per costruire una società più solidale e attenta ai bisogni della collettività. L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 quest’anno ha rivoluzionato un po’ tutto, compreso il mondo del volontariato, ma noi siamo pronti a tornare nelle scuole con un progetto, dal titolo “Best Choice”, che prevede incontri informativi e laboratori creativi finalizzati all’ideazione di vere e proprie campagne di comunicazione. Finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si rivolge a oltre 10mila studenti che non saranno semplici destinatari dei nostri messaggi, ma diverranno essi stessi portavoce di quei valori di benessere e solidarietà che AVIS, da oltre novant’anni, diffonde nel mondo».

 

Positivi anche i commenti del prof. Maurizio Tucci, presidente di “Laboratorio Adolescenza”: «Confrontando i risultati di tutto il ciclo di tre edizioni dell’indagine (la prima realizzata nel 2015, ndr), un aspetto molto importante e incoraggiante è dato dal fatto che tra i canali attraverso i quali gli adolescenti acquisiscono informazioni sulla donazione di sangue ci sia internet (36% nel 2015 e 52% del 2019, ndr). Tuttavia, questo incremento percentuale non sorprende più di tanto, visto che proprio la rete rappresenta uno strumento sempre più utilizzato dagli adolescenti del nostro target di riferimento. Nel caso della donazione di sangue, però, assume un significato interessante, perché le informazioni raccolte attraverso internet non rappresentano informazioni in qualche modo “passive” (come nel caso della scuola, ma anche della televisione), ma volontariamente “cercate”. E questo dimostra curiosità verso l’argomento. Sarà molto interessante, alla luce del dramma della pandemia vissuto quest’anno, verificare, attraverso l’indagine in programma per il 2021, se e come quanto accaduto abbia avuto riflesso sull’atteggiamento dei giovanissimi anche in relazione alla donazione di sangue. Prevarrà il senso di solidarietà o il timore di avvicinarsi a un gesto che in qualche modo implica il contatto con strutture sanitarie?».

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