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Adolescenti: cala la predisposizione a donare

AVIS e Laboratorio adolescenza presentano i nuovi dati di una ricerca che da ben 10 anni punta a indagare la percezione degli adolescenti nei confronti della donazione di sangue

Di Maurizio Tucci, Presidente del Laboratorio Adolescenza

Qual è la percezione degli adolescenti nei confronti della donazione di sangue? AVIS e Laboratorio Adolescenza da dieci anni realizzano sistematicamente un’indagine nazionale su un ampio campione (oltre 3000 casi) di adolescenti della fascia d’età 13-19 anni proprio per monitorare se e quanto feeling c’è tra loro e questa pratica di inestimabile valore sociale.

Il confronto dei dati raccolti – almeno fino allo scoppio della pandemia da Covid-19 – ci ha descritto, con poche fluttuazioni, adolescenti in grande prevalenza convinti dell’importanza e del valore della donazione di sangue che, se sollecitati a manifestare il loro personale atteggiamento a riguardo (donatore sì, donatore no) si dividevano in tre blocchi: uno, maggioritario (intorno al 50%), che rispondeva “sì o forse sì”; uno composto da chi affermava di “non averci non ancora pensato” (intorno al 40%) e uno di chi era certamente convinto di non volerlo fare (intorno al 10%).

Elemento molto condizionante e facilitante per orientare una scelta affermativa è sempre risultato essere la conoscenza diretta di un donatore di sangue (familiare, conoscente, insegnante).

Inoltre, il confronto statistico tra campione nazionale e scuole arruolate in specifiche iniziative ha sempre evidenziato l’efficacia di interventi informativi/formativi per incrementare la predisposizione a diventare donatori.

Riguardo all’età, all’aumentare di questa l’incremento della percentuale di predisposizione alla donazione è sempre risultata solo leggermente superiore. Segno che la maggiore sensibilità e conoscenza che certamente cresce nei “più grandi” è in buona parte compensata, in negativo, dal fatto che a distanza di tempo è più facile “promettersi donatori” di quanto non sia quando la decisione può essere imminente o immediata.

La difficile parentesi del Covid-19 ha, però, “mischiato le carte” e le adesioni – ancorché nel nostro caso si trattasse prevalentemente di “futures” – sono nettamente diminuite: la percentuale dei “certamente sì e forse sì” è calata di 10 punti. La “sorpresa” certamente non positiva, e che ci impone una riflessione su come approcciare la comunicazione con gli adolescenti, ci viene però dai risultati dell’indagine 2023 da pochi giorni conclusa. La percentuale di potenziali donatori scende ulteriormente (si attesta al 38%). Calo determinato soprattutto da una forte flessione dei più grandi d’età che nell’immediato post-pandemia avevano tutto sommato “tenuto”. E se la percentuale di chi afferma di “non averci ancora pensato” resta complessivamente simile al passato, balzano al 31,4% i “certamente no”.

Ma – a questo punto – quali le motivazioni? Se i contrari perché “non interessati alla cosa” sono un ragionevole e fisiologico 10%, il 21% indica come motivo del “no” la paura dell’ago e della vista del sangue!

«Per invertire questa tendenza – commenta il Presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola – l’impegno di AVIS nel mondo della scuola risulta più che mai importante non solo per diffondere i valori del dono e della cittadinanza attiva, ma anche per fornire informazioni che aiutino i giovani a comprendere meglio le reali implicazioni sociali e sanitarie del dono. Un gesto semplice, sicuro e indolore che oltre a fare del bene agli altri, tiene sotto controllo il proprio stato di salute».

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