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Alfieri del Lavoro, tra i premiati anche due giovani avisini

Alexandru Maria Isacov e Leonardo Lamberto Scaglione sono donatori con le Avis Comunali di Mantova e Asti. Il 26 ottobre hanno ricevuto il riconoscimento dal Presidente della Repubblica

Un riconoscimento che premia l’eccellenza che nasce tra i banchi di scuola e che, in prospettiva, infonde fiducia e speranza non solo a chi lo ottiene, ma a tutto il nostro Paese. Stiamo parlando dell’onorificenza “Alfieri del Lavoro” che, ogni anno, il Presidente della Repubblica conferisce a chi si è particolarmente contraddistinto nel suo percorso di studi, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato, adottando comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.

Martedì 26 ottobre tra i 25 ricevuti al Palazzo del Quirinale dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ci sono stati anche due giovanissimi donatori di sangueAlexandru Marian Isacov e Leonardo Lamberto Scaglione. Classe 2001 il primo e 2002 il secondo, donano rispettivamente con l’Avis Comunale di Mantova e con la Comunale di Asti. Ad accomunarli ci sono tanti elementi. La straordinaria capacità di apprendimento, la passione per lo studio (Alexandru si è da poco iscritto a Medicina, Leonardo a Giurisprudenza), il desiderio di sentirsi bene facendo qualcosa per gli altri. Il percorso per arrivare al Quirinale non è stato breve: «La selezione è piuttosto lunga e inizia già in primavera – racconta Alexandru – e una volta inviati i documenti non ho più avuto notizie». Anche il momento in cui arriva la comunicazione sembra identico per entrambi: «Ho saputo di essere stato ammesso all’università (la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ndr) nel giorno in cui mi è stato detto che sarei stato premiato dal Presidente». Gli fa eco Leonardo: «Io nemmeno ci speravo più, quando mi hanno telefonato stavo per iniziare a seguire una lezione di Diritto Romano (lui studia Giurisprudenza alla Bocconi, ndr)». Sono giovanissimi, ma hanno una chiarezza di idee da far invidia a qualsiasi altra persona con la carta d’identità meno generosa della loro.

Alexandru Marian Isacov

E queste idee chiare le hanno dimostrate al momento di avvicinarsi alla donazione: «Appena ho compiuto 18 anni ho prenotato la visita con l’Avis Comunale di Mantova – ricorda Alexandru – e la prima donazione l’ho fatta l’8 marzo del 2020, quando qui in Lombardia stavamo già vivendo il primo lockdown. Ho sempre pensato che fosse una scelta da compiere: perché non agire concretamente se, con tanta facilità, è possibile aiutare chi ha bisogno? Qui ho trovato una seconda casa che mi ha accolto fin dall’inizio (è nato in Romania e si è trasferito a Porto Mantovano con la famiglia undici anni fa, ndr) e che mi ha fatto capire che diventare donatore è stata la scelta più giusta». E il desiderio di rendersi utile agli altri è il sentimento che da sempre contraddistingue anche Leonardo: «Oltre a essere un componente del Leo Club della mia zona, sono un barelliere dell’OFTAL, l’Opera federativa che trasporta gli ammalati a Lourdes. È un’associazione che come obiettivo ha appunto quello di assistere e accompagnare pazienti, disabili e pellegrini. A scuola più volte mi è capitato di assistere a incontri con i volontari dell’Avis e così mi sono deciso. Durante la pandemia, poi, le richieste di sangue si rincorrevano ogni giorno, quindi ho detto: perché non posso donare anche io? E dalla scorsa estate ho iniziato».

Leonardo Lamberto Scaglione

Pur giovanissimi, sono consapevoli dell’importanza che il loro gesto rappresenta e può rappresentare verso i coetanei. Un fattore che, soprattutto nel caso di Alexandru, ha influito anche nella scelta del percorso accademico: «Il mio focus è sempre stato quello di sensibilizzare i giovani, infatti con il nostro gruppo dell’Avis organizziamo eventi e, attraverso i social, cerchiamo di veicolare messaggi che coinvolgano sempre più le nuove generazioni. Nel mio cammino universitario uno degli obiettivi che posso indicare finora è il management sanitario: per me è la sintesi di ciò che mi interessa, dalla ricerca allo studio clinico e sociale. Non ho iniziato la mia carriera scolastica cercando una media voto alta – conclude – ho semplicemente voluto fare ciò che mi piace. Questa onorificenza, per me, è un punto di partenza». Ma i giovani hanno così tanta paura di avvicinarsi alla donazione? «Devo dire che quando parlo con i miei coetanei ottengo sempre riscontri positivi – spiega Leonardo – ogni volta che vado a donare cerco di sensibilizzare chi mi sta intorno, tuttavia qualche resistenza c’è tra chi ha paura dell’ago e chi si impressiona a vedere il sangue. Io stesso non sono un “braveheart”, ma non è niente di invasivo e, soprattutto, salva la vita alle persone». Perché la scelta di Avis e quanto c’è, dell’associazione, nel riconoscimento che hai ricevuto? «Qui c’è un senso di comunità e di appartenenza che altrove non avevo visto, ogni donatore viene trattato come membro di una grande famiglia. In questo premio c’è molto di Avis – conclude – perché oltre all’impegno nello studio e nel lavoro è fondamentale quello nella vita di tutti i giorni. La donazione non fa bene solo al prossimo, fa bene anche a se stessi».

Entusiaste le presidenti dell’Avis Comunale di Mantova, Alessia Merico, e dell’Avis Comunale di Asti, Bruna Accornero: «Alex è un ragazzo straordinario e siamo orgogliosi di averlo nel nostro gruppo giovani – spiega Merico – Oltre ad avere una cultura immensa è anche molto sensibile e attento agli altri: per noi è un esempio straordinario di speranza per il futuro e per avvicinare le nuove generazioni alla donazione e, soprattutto, è rappresentativo di come il volontariato sia la chiave più efficace per promuovere inclusione e solidarietà sociale».

«È importante che un giovane si avvicini ad Avis e abbia buoni risultati a scuola – commenta Accornero – è un fiore all’occhiello sapere di poter contare su donatori come Leonardo che, nonostante l’età, siano già così proiettati verso la collettività di cui sono parte. Dallo scoppio della pandemia abbiamo notato che la fascia dei nuovi donatori è al di sotto dei 35 anni di età e tutti sono già tornati a donare più di una volta, con le ragazze che alternano la plasmaferesi. Questo è il segnale più bello che potessimo ricevere».

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