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Argentina: sì ai donatori di sangue gay

Anche in Argentina gli omosessuali non saranno più esclusi in modo permanente dalla donazione di sangue

Anche in Argentina gli omosessuali non saranno più esclusi in modo permanente dalla donazione di sangue. Con una storica decisione del Ministero della Salute, infatti, entrano in vigore nuovi protocolli di selezione che puntano a verificare l’idoneità alla donazione indagando sui comportamenti sessuali messi in pratica e non sugli orientamenti. Un modello adottato con successo in un ristretto gruppo di Paesi (Italia, Spagna, Sud Africa, Cile e Uruguay), ma che continua a rimanere tabù in altri.«Siamo contenti che anche l’Argentina abbia compiuto questo passo – commenta il Presidente di AVIS Nazionale – che indica di selezionare i donatori in base ai loro eventuali comportamenti a rischio e non in ordine al loro orientamento sessuale. Decisione, questa, che conferma ancora una volta la validità delle scelte adottate nel nostro Paese negli ultimi anni.Noi infatti valutiamo il comportamento del singolo, non le categorie di persone. Puntiamo ad avere donatori consapevoli che si confidano prima del prelievo in privata sede col medico che deciderà se possono donare o meno.Cardine di questo percorso è la selezione del donatore di sangue (regolamentata dal Decreto Ministeriale 3 marzo 2005: “Protocolli per l’accertamento della idoneità dei donatori di sangue e di emocomponenti”) che avviene attraverso una serie di procedure atte a valutarne l’idoneità alla donazione stessa: dal colloquio col medico – seguito da eventuale visita – e da una serie di esami di laboratorio specifici.Pertanto, ogni condotta potenzialmente a rischio deve essere riferita al medico responsabile della selezione del donatore per consentirne una adeguata valutazione. Tutto ciò a prescindere dalla appartenenza a quelle che vengono considerate comunemente “categorie a rischio” anche sulla base delle abitudini sessuali.Non è l’appartenenza a determinate categorie, ma sono i comportamenti a rischio che possono compromettere la sicurezza del sangue donato; ad esempio comportamenti a rischio sono i rapporti sessuali, soprattutto non protetti, con più partner eventualmente sconosciuti, sia omo sia eterosessuali.»

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