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AVIS: i donatori continuano a crescere

I dati relativi all’attività del 2022, presentati durante l’89ª Assemblea Generale, confermano l’incremento dei soci iscritti, mentre registrano un calo delle donazioni. La sfida, che coinvolge volontari, associazioni e intero settore trasfusionale, è agire insieme concretamente per centrare l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati

Si conclude con un bilancio positivo l’89ª Assemblea Generale AVIS tenutasi dal 26 al 28 maggio a Bellaria-Igea Marina, in provincia di Rimini. Una tre giorni che ha visto la partecipazione di centinaia di volontari e delegati provenienti da ogni regione italiana e che ha assunto un sapore particolare proprio per essere stata ospitata in Emilia Romagna dopo i drammatici eventi provocati nei giorni scorsi dall’alluvione.

Si chiude con numeri (qui la tabella completa) che, a livello associativo, se incoraggianti in termini di donatori (1.253.183, oltre 5mila in più del 2021), lo sono meno sotto l’aspetto delle donazioni (1.958.748, 21mila in meno). La fotografia per l’intero Paese, infatti, è quella di un’autosufficienza di farmaci plasmaderivati ancora lontana da raggiungere. Proprio a questo tema è stato dedicato uno dei passaggi fondamentali della relazione del Consiglio Nazionale, esposta dal presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola. «I dati del Centro nazionale sangue parlano di una strada in salita – ha detto – Nel 2022 il nostro Paese, oltre a non aver centrato l’obiettivo programmato, in termini di raccolta di plasma è andato addirittura peggio del 2020, il primo anno della pandemia. In calo anche l’attività per i globuli rossi, nonostante in questo ambito l’Italia sia già autosufficiente. Occorre prendere consapevolezza della necessità di un settore, come quello trasfusionaleda cui dipendono molte attività sanitarie, da quelle emergenziali a quelle di routine. Soprattutto in un periodo storico come quello attuale in cui si stanno delineando nuovi scenari, sia in ambito italiano che internazionale».

Al di là della componente solidaristica, ciò su cui Briola ha voluto focalizzare l’attenzione ha riguardato «gli aspetti organizzativi e strutturali che incidono sull’andamento delle raccolte. In Italia ci sono meno di 5 centri trasfusionali ogni milione di abitanti e il numero dei professionisti sanitari operanti in queste strutture, ogni 100mila persone, è inferiore a 13 (dati ISTISAN-CNS del 2020, ndr). Nei giorni scorsi abbiamo accolto con estremo favore l’approvazione, da parte del Senato, del c.d. Decreto Salute ed Energia che permette l’impiego del personale medico in formazione negli enti e nelle associazioni che svolgono attività di raccolta di sangue ed emocomponenti. Si tratta di un supporto normativo solido che interviene per arginare le difficoltà nell’organizzazione della raccolta sul territorio e che dà continuità a un percorso virtuoso volto al raggiungimento dell’autosufficienza di farmaci plasmaderivati». Da qui il richiamo alla valenza etica di questo obiettivo, ricordando che «l’Italia, per sopperire alla carenza interna, è ancora costretta ad importare circa il 25% dei farmaci plasmaderivati dall’estero. In particolare dagli Stati Uniti, Paese che come altri in Europa, prevede forme di rimborso o addirittura di retribuzione. Un modello completamente contrapposto a quello che noi difendiamo basato sulla gratuità del dono».

Proprio allacciandosi a questo discorso, il presidente ha ricordato lo stanziamento di «7 milioni di euro, come previsto dalla legge per il mercato e la concorrenza pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Si tratta di fondi che saranno ripartiti – spiega Briola – un milione annuo per la realizzazione, da parte del Ministero della Salute, in collaborazione con Centro Nazionale Sangue, associazioni e federazioni di donatori, di iniziative, di campagne e progetti di comunicazione e informazione. Sei milioni di euro annui, invece, per porre in essere interventi di miglioramento organizzativo delle strutture dedicate alla raccolta e alla conservazione del plasma».

Nella sua lunga relazione, dopo aver tracciato un bilancio dell’intera attività associativa dell’ultimo anno, sottolineando l’impegno di AVIS nei settori della formazione del personale e dei progetti per la scuola (su tutti il R.I.S.E. conclusosi recentemente), Briola ha illustrato le sfide per il futuro che chiamano in causa non solo l’associazione, ma l’intero settore: «La riorganizzazione della rete nazionale e regionale con standard di raccolta, lavorazione e validazione adeguati alle future necessità di plasmaderivati. L’incremento del personale sanitario delle unità di raccolta attraverso nuove assunzioni e il coinvolgimento, con percorsi di tirocinio, di medici specializzandi. L’implementazione un sistema informatico nazionale che consenta un allineamento tra SISTRA (il Sistema Informativo nazionale per i Servizi Trasfusionali, ndr) e i sistemi regionali delle singole strutture di raccolta. La revisione delle tariffe di rimborso delle attività svolte dalle associazioni e federazioni di donatori di sangue a supporto del Sistema Sanitario Nazionale, garantendo a queste organizzazioni non profit la possibilità di aumentare il personale, sostenere le spese per il potenziamento degli strumenti dei centri di raccolta e incentivare le prenotazioni delle donazioni».

Infine Briola ha voluto ribadire l’impegno di AVIS Nazionale nell’affiancare l’Emilia Romagna lungo il percorso di ripartenza, dopo i drammatici effetti provocati dall’alluvione dei giorni scorsi. Oltre a ricordare la raccolta fondi, lanciata già poche ore dopo, il presidente ha rinnovato la volontà di seguire ed essere «parte attiva di progetti di ricostruzione come già avvenuto a seguito dei terremoti che colpirono Lazio, Umbria e Marche».

Su questo è giunto il ringraziamento sentito del presidente di Avis Regionale Emilia Romagna, Maurizio Pirazzoli: «Sono state tre giornate belle e intense. Non soltanto per il grande lavoro associativo svolto, ma soprattutto per la solidarietà che ci è arrivata da tutti e che ci ha dato forza e conforto. Siamo soddisfatti perché quel mattone di ricostruzione che abbiamo posato, lo abbiamo messo a dimora anche con la musica, l’allegria e l’amicizia. Questa è davvero Avis».

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