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Così AVIS sostiene la ricostruzione in Siria dopo il terremoto

A margine del convegno conclusivo della “Donor Week”, abbiamo consegnato all’associazione “Pro Terra Sancta” l’assegnone simbolico con l’importo raggiunto attraverso la raccolta fondi “Donatori per la vita”

 

Coperte, cibo, gestione della prima fase dell’emergenza, interventi di ricognizione per dare il via alla ricostruzione. Sono alcuni degli interventi che è stato possibile effettuare in Siria, dopo il terremoto dello scorso febbraio, grazie ai fondi messi a disposizione da AVIS Nazionale attraverso la raccolta “Donatori per la vita”.

La somma, che ammonta a 60mila euro, è stata consegnata all’associazione Pro Terra Sancta, che da anni promuove e realizza progetti di conservazione del patrimonio culturale e naturale e, soprattutto, di sostegno alle comunità locali a seguito di emergenze umanitarie. La cerimonia, con tanto di “assegnone” simbolico che il presidente Gianpietro Briola ha donato a Giacomo Gentile e Giacomo Pizzi, rispettivamente Project area coordinator e Responsabile sito web dell’associazione, è avvenuta a margine del convegno di domenica 24 settembre, che ha concluso il ciclo di eventi della “Donor Week”.

Durante la consegna proprio il presidente Briola ha voluto sottolineare quanto questa somma «possa, speriamo, dare un aiuto concreto a favore di una popolazione che, tanto per fare un esempio, vive in un territorio in cui l’elettricità pubblica è garantita per meno di un’ora al giorno. Che solo questo basti a capire perché poi assistiamo al fenomeno dei migranti che, pur consapevoli di mettere a repentaglio la propria vita per attraversare il Mediterraneo su mezzi di fortuna, fuggono in cerca di un futuro migliore».

Anche per questo è prezioso il lavoro che Pro Terra Sancta porta avanti in Siria. Come ha spiegato il responsabile della comunicazione, Andrea Avveduto, «nel Paese siamo presenti nelle città di Aleppo, Damasco e Latakia, nonché nei villaggi di Knaye e Yacoubieh che si trovano a Nord, quasi al confine con la Turchia. È l’area maggiormente colpita dal sisma». Qui gli interventi sono stati distinti in due fasi: «La prima in cui abbiamo dovuto garantire l’accoglienza a chi scappava dalle proprie case. Oltre 5mila hanno invaso i nostri centri di accoglienza dove abbiamo fornito coperte, vestiti e altri generi di prima necessità. Prezioso – prosegue – è stato anche il ruolo della nostra mensa che, a Yacoubieh, dai circa 1.200 pasti al giorno, ne ha garantiti tra i 3 e i 4mila: tutto questo è andato avanti per oltre un mese».

Come è facile intuire, il terremoto ha ingrandito ancora di più nel Paese una ferita già aperta dalla guerra civile: «Solo ad Aleppo – racconta Avveduto – sono crollati oltre 80 edifici. Se ci pensiamo, rispetto a quelli distrutti dal conflitto, non sono molti: tuttavia, è un dramma che si aggiunge a un altro dramma visto che, a dispetto di qualsiasi norma sull’abitabilità, tantissime persone sono tornate a vivere in edifici pericolanti perché, banalmente, non hanno un posto in cui stare. Senza dimenticare un altro nemico pericolosissimo: la fame».

Ecco allora che il contributo di AVIS diventa strategico: «Per noi il vostro aiuto è determinante perché fino ad ora ci ha permesso di anticipare i costi per la prima fase dell’accoglienza e, adesso, di poter pagare gli affitti alle persone che via via devono abbandonare i nostri centri che altrimenti rischiano il collasso. In più possiamo proseguire i lavori di ricognizione con gli architetti per cercare di riparare il più possibile». Anche perché da fare c’è ancora.

Il terremoto, infatti, oltre al resto ha danneggiato anche molti dei pannelli solari installati in alcune case: «Per molti– conclude Avveduto – si tratta dell’unica fonte di energia su cui poter contare, visto che quella pubblica è garantita per meno di un’ora al giorno. Tutto questo è sicuramente una goccia in un oceano, ma grazie al sostegno di tanti, e di AVIS in particolare, vogliamo proseguire su questa strada e aiutare quante più persone possibili».

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