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Curare e prendersi cura: la sanità di domani passa dal Terzo Settore

Il convegno promosso dall’AIL a Roma ha permesso alle associazioni di fare il punto e proporre nuove strategie per il futuro. Briola: «Dobbiamo uscire insieme dal concetto di emergenzialità»

«Il nostro sistema sanitario ha dimostrato, anche durante la pandemia, di essere solido, soprattutto in ambito trasfusionale. Ma per compiere la svolta definitiva è necessario uscire, insieme, dal concetto di emergenzialità per fare spazio alla programmazione». È stato questo uno dei passaggi più significativi dell’intervento del presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, al convegno organizzato dall’AIL a Roma il 1° e il 2 ottobre scorsi. L’appuntamento, intitolato “Curare è prendersi cura. La missione di AIL per una sanità a misura d’uomo”, ha rappresentato un prezioso momento di confronto e dibattito sul periodo caratterizzato dalla pandemia e sulle sfide da vincere per il futuro.

Il presidente Gianpietro Briola

In merito alle donazioni, il presidente Briola ha ribadito quanto, grazie all’impegno straordinario dei nostri donatori, «il sistema abbia retto. La riduzione degli interventi chirurgici ha richiesto una minore disponibilità di emazie, quindi la vera partita da vincere sarà adesso con la regolare ripresa delle attività ospedaliere». L’obiettivo rimane quello dell’autosufficienza da farmaci plasmaderivati: «Nel 2021 la donazione di plasma ha fatto registrare, nonostante il Covid, un aumento dell’1,5% e il merito è tutto nella forza di volontà di donne e uomini che non hanno mai fatto mancare il loro gesto etico e non remunerato a favore di migliaia di pazienti. Dobbiamo però fare di più – avverte – perché se vogliamo avvicinare i giovani al mondo della donazione è necessario garantire maggiore facilità di accesso ai centri trasfusionali, con orari più flessibili e, soprattutto, un incremento del personale sanitarioLanciare appelli per continue carenze, quando non è così, fa passare il messaggio di un’organizzazione insufficiente: dobbiamo abbandonare questa impostazione basata su una perenne emergenzialità».

Il presidente dell’AIL, Sergio Amadori

L’incontro nel Salone d’Onore del CONI è stato aperto dal “padrone di casa”, il presidente dell’AIL (con cui AVIS Nazionale ha sottoscritto lo scorso anno un protocollo d’intesa), Sergio Amadori: «Abbiamo risposto con coraggio e vigore all’emergenza sanitaria di questo ultimo anno e mezzo, gli sforzi compiuti dai nostri volontari ci hanno fatto capire ancor di più quanto il Terzo Settore sia importante e necessario nella società attuale e con esso il volontariato sanitario, testimone e interprete dei profondi mutamenti sociali ed economici in atto. Non potevamo non dare ascolto alla voce dei pazienti e dei loro caregiver, per questo abbiamo deciso di riunire le maggiori associazioni italiane, gli ematologi, i rappresentanti del mondo della cultura e le istituzioni, per intensificare un dialogo che possa portare alla costruzione di una nuova sanità di comunità, più vicina a chi soffre. AIL tiene fede alla sua mission: promuovere la centralità della personasuperando gli ostacoli dell’individualismo in un contesto di gratuità, solidarietà, spirito di servizio e tolleranza». Da qui l’inizio della tavola rotonda che ha caratterizzato la prima parte della giornata di venerdì. Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e presidente di VIDAS (Volontari italiani domiciliari per l’assistenza ai sofferenti) ha sottolineato che «la civiltà di un Paese si misura in base a come tratta i propri malati. La pandemia ha ribadito quanto il Terzo Settore sia un’arma in più per il nostro Paese: il PNRR (a cui AVIS ha dedicato un webinar nei giorni scorsi, ndr) va proprio in questa direzione. Il 60% degli italiani ha dedicato il suo tempo agli altri anche durante la pandemia. Un dato positivo, ma dobbiamo fare ancora di più».

Il Salone d’Onore del CONI

In collegamento a distanza, Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha ricordato quanto vi sia «carenza a livello di prontezza: l’ente pubblico da solo non ce la fa a coprire tutte le necessità in ambito socio-sanitario.
Se si vuole pensare a una Sanità 2.0 è necessario, prima ancora, ripensare l’impianto del Servizio Sanitario Nazionale insieme proprio alle associazioni: la preparazione attiene al soggetto preposto alla sanità che deve predisporre per tempo ciò che occorre, la prontezza è invece è la capacità di trasportare i materiali al letto dei pazienti. In quest’ultimo punto occorre il cambiamento più radicale».

Sono state molte le sigle che sono intervenute al convegno, dall’Adoces a Emergency, passando per AdmoAircAism e Fiagop. Ognuna ha portato una testimonianza dei mesi difficili vissuti da marzo 2020, ma ogni racconto è stato legato da un unico fil rouge: l’impegno dei donatori e dei volontari che ha permesso che ai pazienti oncoematologici di non subire ritardi o sospensioni delle terapie salvavita.

Sulle opportunità del PNRR è voluto intervenire il presidente dell’Airc, Andrea Sironi, spiegando quanto «mai come oggi sia il momento di investire di più nella ricerca. Coinvolgere le imprese è fondamentale per incentivare sempre più il sostegno alla ricerca scientifica». Significative, nella parte conclusiva della mattinata, le dichiarazioni della portavoce del Forum del Terzo SettoreClaudia Fiaschi, e del presidente di TerzjusLuigi Bobba. Entrambi hanno ricordato che accanto alla Riforma sono necessarie «la co-progettazione e la co-programmazione per valorizzare la creatività. Il Terzo Settore è portatore di buone pratiche per unire sociale e sanitario. Il cambiamento culturale è difficile, ma occorre l’impegno di tutti affinché si completi».

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