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Da 100 anni donatore di vita e di gioia, la storia di Dante

Lo scorso 4 giugno Dante Marcazzan ha festeggiato un compleanno speciale. Tra i fondatori di Avis Comunale Soave, ancora oggi non perde occasione per fare qualcosa per gli altri: «Con la musica porto un po’ di serenità alle persone che vivono nelle case di cura della zona»

 

C’è un vecchio detto che recita “chi beve birra campa cent’anni”. Parafrasandolo potremmo dire che “chi dona sangue campa cent’anni”. Anzi, meglio. Chi decide di rendersi utile agli altri. Chi lo fa sempre, a prescindere da quello che dice la carta d’identità.

L’energia, la voglia di vivere, la luce che ha negli occhi solo chi sa, in cuor suo, che aiutare il prossimo è la migliore linfa vitale proprio per se stessi, è quello che si percepisce parlando con Dante Marcazzan. Ascoltandolo, guardando con quale entusiasmo racconta la sua storia, il suo impegno disinteressato verso le altre persone, il bisogno irriducibile di sentirsi ancora utile. Niente di straordinario, state pensando? Vi state chiedendo dove sia la notizia? Qual è l’elemento di novità? È molto semplice. Martedì 4 giugno Dante ha compiuto 100 anni.

Dante insieme alla figlia Lidia il giorno della festa per i suoi 100 anni

È nato a San Giovanni Ilarione, in provincia di Verona, «sulle montagne», come dice lui stesso con un pizzico d’orgoglio mentre chiacchieriamo. Lui che proprio tra gli alpini ha trascorso parte degli anni sotto le armi, compreso il periodo in aviazione. È ancora emozionato mentre parliamo. Il giorno del suo compleanno, senza dirgli nulla, figli e nipoti sono riusciti a organizzare una meravigliosa festa in suo onore a San Bonifacio, dove vive da anni. Più che una festa è stato un vero e proprio abbraccio collettivo di un’intera comunità composta da familiari, amici, rappresentanti delle istituzioni locali e cittadini comuni. Tutti insieme per dire “grazie” a un uomo che, se potesse, quel braccio lo stenderebbe ancora oggi per donare parte di sé a chi ne ha bisogno: «Non me lo aspettavo – racconta – ma mi ha fatto davvero tanto piacere. Credo di non aver fatto nulla di straordinario, semplicemente ho cercato di vivere una vita serena, in salute, facendo ciò che amo insieme alle persone a cui voglio bene. Mi auguro possa essere lo stesso per tante altre persone, soprattutto per i giovani». Ma facciamo un passo indietro.

La tessera da donatore di Avis Comunale Soave

Dante inizia a donare per caso: «Non ricordo il giorno preciso, ma una domenica mattina trovai l’autoemoteca fuori dalla chiesa che invitava, chi volesse, a donare il sangue. Mi sono fatto avanti insieme a un mio amico e da lì non mi sono più fermato. Era il 1948». Non essendoci nella zona sedi Avis che facessero da punto di riferimento per chi avesse desiderio di intraprendere questo percorso, insieme a qualche altro “socio” Dante collabora alla nascita di Avis Comunale Soave: «Ho ancora il tesserino – afferma con orgoglio mostrandolo davanti alla webcam – eccolo qui, numero 19». Vi è mai capitato di iniziare a fare qualcosa, anche per lavoro, e perdere la cognizione del tempo per l’interesse e il coinvolgimento che si genera? Ecco, intervistare Dante non è solo un impegno giornalistico, è un viaggio. Una lezione di vita che non potrebbe che essere condotta da lui che, maestro, lo è stato per 43 anni. Alle scuole elementari: «All’epoca ogni classe aveva solo un insegnante che curava tutte le materie, dall’italiano all’educazione fisica – ricorda – io seguivo l’intero ciclo, dalla prima alla quinta, ogni anno, potete quindi immaginare con quante alunne e alunni io abbia avuto a che fare. E con quanti, una volta diventati poi adulti, sia rimasto in contatto». Ebbene sono stati tanti, tantissimi. E così affezionati al loro maestro dei record che non sono voluti mancare alla festa per i suoi 100 anni.

Dante mentre effettua la sua terza donazione

Una vita serena facendo ciò che ha sempre amato accanto alle persone a cui vuole bene. Questo ha vissuto Dante e lo sta continuando a vivere accanto a Maria, sua moglie dal 23 agosto 1956, con la quale è diventato papà di Lidia e Flavio, e poi nonno e bisnonno. Mentre parliamo proprio Lidia e Flavio sono lì accanto a lui e ogni tanto lo aiutano a ricordare qualche aneddoto, ma non ce n’è bisogno: Dante è fortissimo. Racconta, sorride, si emoziona. In particolare quando ci spiega cosa fa ancora oggi che la carta d’identità dice 100. È appassionato di canto da quando aveva 13 anni: «Per tanti anni sono stato nel coro parrocchiale (lo hanno fatto cantare più volte anche durante la festa a sorpresa a San Bonifacio dei giorni scorsi, ndr) e, dopo aver smesso, insieme agli altri che cantavano con me abbiamo iniziato a organizzare momenti di intrattenimento nelle case di cura della zona». Avete letto bene: Dante va a cantare nelle strutture di lungodegenza per fare compagnia ai pazienti: «Sono momenti bellissimi quelli che si creano – racconta – perché grazie a noi tante persone che sono in casa di cura hanno compagnia. C’è chi ci sorride, chi ci chiede quando torniamo la prossima volta, chi canta insieme a noi e addirittura c’è chi, con l’aiuto del personale sanitario, accenna qualche passo di danza. Mi piace pensare che grazie alla nostra musica possano trovare quella compagnia che a volte non hanno e sentirsi ancora vivi e parte di qualcosa».

Dante e la figlia Lidia durante la nostra video intervista

Esattamente come lo è lui che, se potesse, oltre a cantare, divertirsi nel suo orto e studiare come funzionano i nuovi strumenti di comunicazione digitale (ebbene sì, fa anche questo), continuerebbe anche a donare il sangue, cosa che per ovvi motivi di età dal 1993 non fa più.

Prima di salutarlo, gli chiediamo come si fa ad arrivare alla sua età come c’è arrivato lui. In questa chiacchierata abbiamo capito che uomo intelligente, brillante, di spirito e autoironico sia Dante, e la sua risposta lo conferma: «È semplice, non sono morto prima».

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