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Da mulino a centro raccolta, un progetto per la collettività

L’iniziativa nasce in provincia di Sassari grazie ad Avis Comunale Uri, che punta a riqualificare l’edificio nel centro del paese per trasformarlo in una struttura all’avanguardia e in grado di soddisfare le esigenze del territorio

 

Eduardo Galeano è stato uno dei più autorevoli rappresentanti della letteratura latinoamericana. Scrittore, giornalista e saggista uruguaiano, stabilitosi poi in Argentina, dovette fare i conti con gli effetti del sanguinoso colpo di Stato con cui, nel 1976, il generale Jorge Rafael Videla salì al potere: primo tra tutti, l’inserimento del suo nominativo nella lista dei condannati dagli “squadroni della morte”, i gruppi paramilitari che in quegli anni alimentavano l’instabilità politica, favorendo l’instaurarsi dei regimi dittatoriali in Sud America e in altre parti del mondo.

Tra gli innumerevoli scritti di Galeano c’è una frase che, in riferimento alla storia che vi stiamo per raccontare, sembra pensata a posta: “La carità è umiliante perché viene esercitata in senso verticale e dove capita. La solidarietà è orizzontale e comporta il rispetto reciproco”.

Ora, non sappiamo se il progetto promosso a Uri, piccolo centro in provincia di Sassari, abbia visto la sua ispirazione nelle parole dell’autore uruguaiano, ma sta di fatto che il messaggio che manda al territorio e non solo è potentissimo. Avis Comunale, in collaborazione con Fondazione di Sardegna e la Regione Sardegna, ha avviato un piano di riqualificazione di “casa Marella-Delogu”. È una struttura, ormai abbandonata, che sorge nel centro del paese. È un luogo simbolico perché era il vecchio mulino che riforniva di grano e farina gli abitanti di Uri e delle aree circostanti. Bene, questo casolare diventerà il nuovo centro raccolta della nostra associazione.

Mai come in questo caso, è legittimo parlare non solo di circolarità, visto che l’edificio verrà rimesso a nuovo senza dover costruirne di nuovi, ma anche di utilità sociale. E lo pensa anche Graziano Aldo Agus, presidente di Avis Comunale Uri: «Come il mulino anticamente aveva un’importanza strategica per il sostentamento economico e alimentare del nostro territorio, così il centro di raccolta rappresenterà un punto di riferimento a livello sanitario e di assistenza per tante persone». Ma come è nata questa idea?

Tutto parte dalla donazione che i fratelli Tonino e Nicola Secchi, il primo è socio donatore da tanti anni, hanno voluto fare alla sede avisina: «Siamo molto grati a queste famiglie perché poter usufruire di uno spazio così ampio, per una realtà piccola come la nostra, è davvero importante – racconta – Lo stabile è comprensibilmente vecchio e al momento ha solo i muri perimetrali. Il progetto prevede la realizzazione, al suo interno, di due piani da oltre 200 m2 ciascuno e, all’esterno, di un’area verde che adibiremo a spazio comune post donazione, con panchine e punti ristoro dove ospitare i nostri volontari».

Gli interventi assumono ulteriore valore anche perché, già oggi, Avis Comunale Uri ha alcune convenzioni attive con l’amministrazione locale per effettuare, ogni venerdì, i prelievi per i pazienti che stanno seguendo la terapia anticoagulante e, il primo e il terzo mercoledì, gli esami di chimica analitica. In più è prevista anche una postazione 118 attiva h24. «L’inaugurazione del nuovo centro raccolta ci permetterà di proseguire queste attività con maggiore facilità – spiega il presidente – Tutto avverrà al pianterreno. In quello superiore vogliamo realizzare una sala multimediale dove ospitare le nostre assemblee, i corsi di formazione per il primo soccorso e da mettere a disposizione di chi ne farà eventuale richiesta, anche se si trattasse di altre sigle del mondo del volontariato locale».

Un vero e proprio progetto di cooperazione che, secondo le parole di Agus, potrebbe coinvolgere anche i medici di base «per i quali possiamo mettere a disposizione i nuovi ambulatori. È un percorso ambizioso che portiamo avanti grazie alla collaborazione della Fondazione di Sardegna e della Regione. I lavori dovrebbero durare circa un anno, quindi tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 potremmo già tagliare il nastro. Spero – conclude – che il nuovo centro possa fornire un contributo concreto a un territorio come il nostro dove il bisogno di sangue ed emocomponenti c’è sempre. Il sangue è di tutti, ma dobbiamo ricordarci che tutti vuol dire noi. Ecco perché siamo qui, senza dimenticarci che quello che ogni giorno facciamo per la collettività di cui siamo parte, un giorno potrebbe servire anche a noi. Questo per noi vuol dire solidarietà».

E probabilmente sarebbe d’accordo anche Galeano.

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