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Disabilità e donazione, un tema da affrontare per creare inclusione

Questo legame è stato al centro di un convegno promosso dalle Avis Provinciale e Comunale di Ferrara. Tra i relatori anche il vice presidente vicario di AVIS Nazionale, Fausto Aguzzoni

 

Inclusione sociale, consapevolezza, tutela della salute: questi i tre macrotemi attorno ai quali ha ruotato il convegno “Donazione di Sangue e Disabilità”, un argomento poco conosciuto sul quale Avis Provinciale e Comunale di Ferrara hanno chiamato a raccolta vari relatori. L’appuntamento, tenutosi nei giorni scorsi nella sede del Consorzio Wunderkammer, è stato patrocinato da Comune, Università degli Studi e AUSL di Ferrara.

Ad aprire l’incontro sono state suggestive immagini delle vittorie della nazionale italiana paralimpica, seguite dai saluti istituzionali di Andrea Tieghi, vicepresidente vicario di Avis Comunale, che ha parlato di come sia necessito sfatare la convinzione che i disabili non siano idonei a donare. Anche Davide Brugnati, presidente di Avis Provinciale, ha elogiato il contributo dei diversamente abili la donazione, rappresentando per tutti una vera opportunità.

Moderate dal consigliere avisino, Mirko Rimessi, le relazioni si sono aperte con Fausto Aguzzoni, vice presidente vicario di AVIS Nazionale, con delega al Terzo Settore e al Servizio Civile, che ha voluto ricordare Florio Ghinelli, presidente di Avis Provinciale scomparso due anni fa. Successivamente Aguzzoni ha fornito un’overview sull’impegno dell’associazione verso il mondo della disabilità, dell’inclusione di persone disabili nella struttura associativa e della loro fattiva possibilità di approcciarsi al dono, in quanto la disabilità non rappresenta criterio di esclusione. Il riferimento in tal senso rimane infatti il Decreto Ministeriale del 2 novembre 2015 (disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti) che ha come obiettivo unico la salute del donatore e del ricevente, demandando al medico del centro prelievi il compito di valutare le condizioni di idoneità fisica e psichica, l’assunzione di farmaci e la concomitanza di condizioni che escludono in modo assoluto o temporaneo la donazione. Per Aguzzoni «i valori di coesione e inclusione sociale sono nel nostro Dna, mentre l’esclusione sociale non fa parte del nostro progetto. Ne sono la dimostrazione le collaborazioni che, da anni, portiamo avanti insieme a Fondazione Telethon, per sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare, e UILDM (l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare), per individuare soluzioni sempre più efficaci per i pazienti con distrofia e altre patologie neuromuscolari. Occorre lavorare per superare le disparità e dare a tutti le stesse possibilità e opportunità, bisogna superare le barriere, non solo materiali, per diffondere e vivere in modo concreto la solidarietà. Ogni nostro operatore si deve domandare se siamo a misura di disabili».

Foto di gruppo dei relatori al termine del convegno

Sono poi iniziati gli interventi, partendo proprio dal mondo dell’istruzione, la grande “porta d’ingresso” dei nuovi donatori in AVIS, con Elena Mazzoni dell’ufficio di coordinamento delle politiche per l’inclusione dell’Università degli Studi di Ferrara, che ha parlato delle azioni e dei supporti dell’ateneo a sostegno delle persone con disabilità e con DSA, seguita da Silvia Venturini, docente di scuola secondaria di 2° grado dell’Istituto Einaudi, sui percorsi di inclusione nella scuola. Si è poi passati ad un aspetto più sanitario con Franco Romagnoni, direttore attività socio sanitarie dell’AUSL Ferrara, che ha spiegato come quella di donazione di sangue e disabilità sia una pagina da scrivere insieme, valutando anche la possibilità di creare testimonial del dono tra le persone con disabilità.

Ha concluso gli interventi Claudio Mari, presidente del comitato ferrarese area disabilità, un coordinamento composto da 24 associazioni che si occupano di questo tema nel territorio. Mari ha cercato di affrontare il tema analizzandolo dalla parte del disabile, descrivendo il sangue come dono e chiedendo, a chiunque possa farlo, di mettersi in gioco, nessuno escluso. Tutto questo per una serie di motivazioni che vanno dall’autostima all’educazione alla sensibilità, fino al gesto di solidarietà e uguaglianza che un simile dono comporta.

Terminate le relazioni c’è stato poi tempo per un dibattito. I primi ad intervenire sono stati Fabio Palma, medico responsabile dell’Unità di Raccolta Avis di Ferrara, che insieme a Massimiliano Sicchiero, non vedente e donatore da 37 anni con oltre 100 donazioni tra sangue e plasma, nonché atleta di paracanoa, hanno raccontato come avviene l’accoglienza di una persona con disabilità, la necessità di valutare attentamente caso per caso e il conseguente rapporto di fiducia che va a crearsi. In continuità è andato l’intervento di Giuseppe Francesco Alberti, delegato provinciale del Comitato Italiano Paralimpico, che ha aperto la discussione sul mondo delle famiglie e dei caregiver, con la necessità di fare informazione verso di loro, e sulla possibilità di estendere il recente protocollo d’intesa AVIS-CONI anche al mondo paralimpico, ricordando come lo sport per le persone con disabilità sia un mezzo di affermazione personale e di cultura. Marco Sandri, direttore del Distretto Centro-Nord di AUSL Ferrara, ha richiamato all’importanza del lavoro di squadra tra tutte le varie associazioni e del rapporto medico-donatore a tutela della salute. Suggestivo, alla fine, il ringraziamento di Marisa Beltrami, dell’Associazione per la Lotta alla Talassemia “Rino Vullo”, che ha voluto stringere la mano a Massimo Sicchiero e con lui ringraziare tutti i donatori.

Durante le conclusioni, Fausto Aguzzoni ha ribadito come occasioni simili siano preziosi spunti di approfondimento, confronto e riflessione, promettendo anche di farsi promotore del protocollo con il CIP (il Comitato italiano paralimpico), mentre il presidente di Avis Comunale Ferrara, Sergio Mazzini, ripensando alle motivazioni che hanno portato a promuovere il convegno, ha assicurato che non mancheranno azioni specifiche sulle famiglie e verrà studiato il modo di valorizzare maggiormente l’esempio di chi, con disabilità, ha intrapreso il percorso della donazione di sangue.

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