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Donazione e solidarietà, a Vinci è una questione di famiglia

La storia di Giuseppe, Saro e Matteo Iori. Nonno, figlio e nipote legati dal vincolo affettivo, ma soprattutto dalla volontà di fare qualcosa di concreto per gli altri. Un atteggiamento che viene tramandato di generazione in generazione

 

Quando due persone sono unite da un vincolo di parentela si dice che hanno un “legame di sangue”. Beh, mai come in questo caso tale detto ha un duplice significato. È una storia straordinaria quella che raccontiamo, caratterizzata dal messaggio di forza e potenza che solo la generosità e la solidarietà, unite alla solidità di una famiglia, possono mandare all’esterno.

Siamo a Vinci, piccolo centro nella provincia di Firenze, noto ai più per aver dato i natali al celebre Leonardo. Qui vivono Giuseppe, Saro e Matteo. Hanno diverse cose in comune: la prima è il cognome, Iori, la seconda è che sono parenti, la terza è che donano. In realtà parliamo di tre generazioni diverse. Sì perché Giuseppe è il cosiddetto capostipite, è il padre di Saro che, a sua volta, lo è di Matteo. Nonno, padre e nipote. Nei giorni scorsi, il “piccolo” di casa ha effettuato la sua prima donazione. A parlare con noi è Saro: «In realtà volevamo organizzare la raccolta già prima, ma per una serie di impegni e vicissitudini, tra cui la pandemia, non ci siamo riusciti». Matteo è infatti nato nel 2003 ed è diventato maggiorenne proprio nel momento in cui stavamo superando la prima complicata fase del Covid.

Poi, finalmente, ecco l’appuntamento a cui si è presentato insieme al papà, che ha donato nella stessa occasione, e il nonno, che invece per limiti di età ha dovuto interrompere da un paio d’anni. Quello che colpisce è la naturalezza con cui ci viene raccontato il tutto: «Per la nostra famiglia è normale fare ciò che facciamo – prosegue Saro – per noi è una vera e propria tradizione. Siamo tutti donatori, anche mio fratello e i miei zii. Diciamo che mio padre è il più “vecchio”. Matteo è il nipote più grande ed è stato molto emozionato, così come me, quando si è presentato per la prima seduta».

Un piccolo grande gesto che fa parte della vita quotidiana, come fosse scontato compierlo ogni volta. Un valore tramandato sia a lui che al figlio proprio da Giuseppe: «Ci ha insegnato quanto sia prezioso e bello fare qualcosa di utile per gli altri. Un aneddoto che spiega la spontaneità con cui doniamo riguarda proprio mio padre – ricorda – In occasione della sua ultima donazione andò all’ospedale Meyer di Firenze dove, a sua insaputa, medici e infermieri del centro trasfusionale organizzarono una festa a sorpresa in suo onore per ringraziarlo di quanto fatto nel corso degli anni. Si commosse e quando ancora lo racconta non si capacita di questo senso di gratitudine».

Quello di Vinci è un piccolo centro e Avis Comunale, di cui sono soci volontari tutti e tre, rappresenta un polo di aggregazione che va oltre il semplice ambito sanitario. Dalle campagne alle attività sul territorio, qui l’obiettivo è quello di promuovere il senso di solidarietà e di cittadinanza attiva, per far sì che si accresca la sensibilità di ciascuno. Cosa rappresenta per una realtà come Vinci la storia della famiglia Iori? Come dice Saro, «siamo tante piccole gocce che formano il mare in cui viviamo e, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare la nostra parte per il bene della collettività. Conoscere persone grazie ad Avis significa rafforzare i legami e creare rapporti solidali e, perché no, anche coinvolgere nuovi potenziali donatori giovani come ad esempio i miei figli (Sara, ancora minorenne, inizierà appena compiuti i 18, ndr). In un periodo in cui prevalgono gli individualismi, facciamo il possibile per coinvolgere tutti e non lasciare indietro e solo nessuno».

 

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