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Dono e impegno sociale in nome di nonno Gualtiero

Parla Laura Berutti, presidente di Avis Comunale Luino, e nipote dell’uomo che, nel 1949, insieme a poco più di una ventina di volontari, portò il nome dell’associazione in questo piccolo centro affacciato sul Lago Maggiore

 

«Quando le persone mi chiedono perché dono, penso che in realtà dovrebbero chiedere perché tanti ancora non lo fanno. Per quanto mi riguarda è un gesto che sento mio. Ce l’ho nel sangue». E probabilmente non potrebbe esistere espressione migliore per descrivere la sua storia. A parlare è Laura Berutti, 55 anni, di professione maestra elementareVive a Luino, in provincia di Varese, dove ha da poco iniziato il secondo mandato come presidente dell’Avis Comunale.

AvisLaura Berutti

Dice che la donazione ce l’ha nel sangue. È vero, è una vera e propria questione di famiglia. Il 1949 è l’anno in cui viene fondata la sede della nostra associazione. Non ufficialmente, ma a livello “operativo”, tra i primi volontari che hanno portato il nome di Avis in questo piccolo centro affacciato sul Lago Maggiore c’è Gualtiero Andreetti: «Mio nonno – dice con orgoglio e un pizzico di emozione – che purtroppo non ho mai conosciuto». La “scoperta” di chi era nonno Gualtiero, Laura la fa in occasione del 40esimo anniversario della sede: «Sul libretto celebrativo ho trovato il suo nome. Lui è morto nel 1952, dopo soli tre anni dalla fondazione: nel 1951 a Luino c’erano solo 26 donatori e lui era uno di quelli. Per me è stata una scoperta incredibile che ha dato ancor più valore alla mia scelta». Non solo alla sua, però.

Per quanto in famiglia nessuno sapesse del passato di nonno Gualtiero, il sentimento di solidarietà e di partecipazione sociale è sempre stato molto vivo. Laura, infatti, racconta che è stato Tito, «il marito di mia sorella, donatore anche lui insieme ai suoi tre figli, a convincermi a entrare in Avis. Io ho sempre voluto iniziare, da quando ho compiuto 18 anni, ma per via della pressione bassa, così come il ferro, ho sempre dovuto rinunciare. Poi, una volta passati i 40, i valori sono tornati normali ed eccomi qui».

Il suo lavoro di maestra le permette di ascoltare le domande dei suoi piccoli alunni e soddisfare la loro straordinaria curiosità. Ma anche di sensibilizzarli e di diffondere la cultura del dono e della solidarietà: «Soprattutto quando organizziamo gli incontri negli istituti superiori abbiamo il ritorno effettivo di ciò che facciamo – spiega – più volte i nostri donatori ci hanno raccontato che hanno iniziato proprio a seguito delle giornate informative nelle scuole o del passaparola. La testimonianza diretta è il messaggio più efficace».

Nonno Gualtiero sarebbe contento.

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