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Fondi a rischio per il Servizio Civile, la preoccupazione di AVIS

L’attuale Legge di stabilità prevede una riduzione dei finanziamenti per il prossimo triennio. Insieme agli altri enti coinvolti nei progetti, anche la nostra associazione teme per il futuro dei giovani. Il vice presidente vicario, Fausto Aguzzoni: «Un brutto segnale per chi sceglie di vivere un’esperienza di volontariato e cittadinanza attiva»

 

C’è apprensione nel mondo del Terzo Settore. L’attuale Legge di stabilità, infatti, prevede una riduzione dei fondi da destinare, per i prossimi tre anni, alle attività di Servizio Civile. L’allarme è stato lanciato da CNESC (la Conferenza nazionale enti per il servizio civile), CSVnetFNSC (il Forum nazionale servizio civile) e Rappresentanza Nazionale dei Volontari.

In base a quanto contenuto nell’attuale normativa, il finanziamento sarà pari a 111 milioni per il 2023, 150 per il 2024 e 150 per il 2025. Uno scenario che attenua di molto la soddisfazione per le 71.471 posizioni che erano state finanziate per il bando 2022, il numero più alto di sempre che però era dipeso anche dai fondi del PNRR e dai risparmi generati dai mancati avvii del 2021. Se per il 2023 potranno essere garantite quasi 55.000 posizioni, sempre anche grazie ai fondi del PNRR, per il 2024 e il 2025, senza PNRR e con solo ciò che sarà previsto dalla finanziaria, le posizioni si ridurranno drasticamente a circa 25.000. Come hanno sottolineato le quattro sigle in una nota congiunta, «auspichiamo che il Presidente del Consiglio dei Ministri presti fede agli impegni assunti in campagna elettorale, quando a Vita dichiarava di “prevedere lo stanziamento triennale di risorse strutturali per il Fondo nazionale per il servizio civile, così da permettere ai tanti giovani che ne fanno richiesta di vederla accolta anziché rigettata per mancanza di risorse”, e chiediamo al Governo di dare piena attuazione al decreto 40 del 2017 investendo risorse per almeno 285 milioni per il 2023 e 500 milioni annui per il 2024 e 2025 che diano stabilità al prossimo triennio. In assenza di questi investimenti saremo ben lontani da quella programmazione pluriennale degli interventi prevista dalla riforma e, soprattutto, da quell’obiettivo di universalità di accesso a tutti i giovani che l’ha ispirata».

FaustoFausto Aguzzoni

E una certa apprensione per lo scenario che si prospetta l’ha espressa anche AVIS Nazionale, da anni impegnata in progetti che coinvolgono sedi e volontari di ogni regione. Come ha spiegato Fausto Aguzzoni, vice presidente vicario con delega al Terzo Settore e al Servizio Civile, «le preoccupazioni sono molte, in particolare dopo i numeri straordinari registrati nel recente passato. Ridurre i fondi per il prossimo triennio è un brutto segnale per quelle ragazze e ragazzi che scelgono di vivere un’esperienza nel segno dell’inclusione sociale, della solidarietà, del volontariato e della partecipazione attiva alla vita delle comunità di cui sono parte. Nel momento in cui viene chiesto a tutti di rispettare diritti e doveri, ricevere una risposta di questo tipo significa far venir meno quell’educazione civica che vorremmo diventasse patrimonio universale di tutti, non solo delle nuove generazioni. La nostra speranza – conclude – è che si possa presto creare un momento di incontro con il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il Capo Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, in cui presentare le nostre istanze e dove trovare la volontà di ascolto e di inserire in questa partita non solo i fondi del PNRR. Vorremmo che il sostegno al Servizio Civile fosse una scelta di prospettiva dell’attuale Governo nei confronti di tante ragazze e ragazzi: queste, per noi, sono le politiche giovanili».

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