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Giornata mondiale contro il cancro, la situazione in Italia

In occasione del 4 febbraio capiamo qual è il quadro nel nostro Paese in termini di prevenzione, diagnosi e aspettative di vita. Diversi i fattori di rischio che incidono anche sui tumori del sangue. Ecco perché è importante sostenere la ricerca

Un dato è incontrovertibile. Oltre al settore trasfusionale, la pandemia da Covid-19 ha colpito anche la ricerca, provocando nei fatti una battuta d’arresto di tutti quei progressi che avevano caratterizzato gli ultimi anni. È quanto emerge dall’edizione del 2022 de “I numeri del cancro in Italia”, il report che ogni anno viene realizzato da AIOM (l’Associazione Italiana di Oncologia Medica) e che, in occasione del 4 febbraio, data in cui si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, ci aiuta a scattare una fotografia ancora più nitida del panorama che ci circonda.

Il rallentamento delle attività diagnostiche ha comportato un inevitabile incremento delle forme avanzate della malattia. I dati raccolti durante il biennio 2020-2021, infatti, registrano un peggioramento diffuso, una situazione impossibile da ignorare se si pensa che il 40% dei casi e il 50% dei decessi per forma oncologica possono essere evitati intervenendo su fattori di rischio prevenibili. Primi tra tutti, gli stili di vita che, come confermato anche da PASSI (il sistema dell’Istituto superiore di sanità che monitora i Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), vedono i nostri concittadini non impeccabili in termini di aderenza.

La riorganizzazione sanitaria e il blocco delle attività, volti a limitare la diffusione della pandemia, hanno avuto un forte impatto sulle nuove diagnosi di tumore in generale in tutto il mondo e, in particolare, in quelle oggetto di screening. I sistemi sanitari, di fronte al diffondersi del virus, hanno risposto riorganizzando e adattando le risorse sanitarie, il personale e le infrastrutture per ridurre al minimo il rischio di esposizione dei pazienti, soprattutto oncologici.

La stima del numero di nuovi casi di tumore nel 2022 in Italia è stata effettuata partendo dai dati della IARC (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) per gli anni 2020 e 2025. In questo periodo, la IARC stima che, nel nostro Paese, il numero complessivo di nuove diagnosi (esclusi i tumori della cute non melanoma) passi da 199.500 a 213.800 per gli uomini e da 183.200 a 189.500 per le donne. Nel 2022, saranno 390.700 le nuove diagnosi di tutti i tumori (205.000 negli uomini e 185.700 nelle donne): nel 2020 erano 376.600 (194.700 negli uomini e 181.900 nelle donne).

GuarigioneA fronte dei 2 milioni e mezzo di cittadini italiani viventi nel 2006 con una pregressa diagnosi di tumore, si è passati a circa 3,6 milioni nel 2020, il 5,7% della popolazione italiana. L’aumento è stato particolarmente marcato per chi vive da oltre 10 o 15 anni dalla diagnosi. Nel 2020, circa 2,4 milioni, il 65% del totale e il 3,8% della popolazione, hanno avuto una diagnosi da più di 5 anni, mentre 1,4 milioni, il 39% del totale, hanno ricevuto la diagnosi da oltre 10 anni. Tra le persone che vivono dopo una diagnosi di tumori, il 53% erano donne, cioè il 6% dell’intera popolazione femminile italiana e il 47% uomini, il 5,6% di quella maschile.

E tra le forme più frequenti non possiamo non citare quelle del sangue. Sempre in base al report di AIOM, la stima sulle nuove diagnosi di leucemie è di 9.600 di cui 5.300 negli uomini e 4.300 nelle donne. Ad oggi sono 85mila i pazienti che nel nostro Paese vivono dopo una diagnosi e anche in questo caso la maggioranza è composta da persone di sesso maschile (45.900). Con il termine leucemia si fa riferimento a una serie di malattie neoplastiche che colpiscono i globuli bianchi più immaturi. Si sviluppano nel midollo osseo e portano alla produzione di un elevato numero di cellule, denominate blasti, che possono crescere notevolmente in numero ostacolando la produzione degli elementi cellulari normali (globuli bianchi, piastrine e globuli rossi). Da qui l’origine alle manifestazioni cliniche della malattia, come infezionisanguinamenti e sintomi da anemia. Possono essere classificate in acute e croniche, in base all’andamento clinico più o meno aggressivo, e in mieloidi o linfatiche, in base alla cellula clonale di origine.

 

Tempo

    • Le leucemie acute sono malattie con prognosi severa e andamento rapido che includono Leucemia Mieloide Acuta (LMA) e Leucemia Linfatica Acuta (LLA) e prevedono l’utilizzo di chemioterapia ad alte dosi e l’opzione trapiantologica. La LMA è caratterizzata da decorso molto rapido e prognosi infausta. L’incidenza è stimata intorno a 3,5 casi per 100.000 individui per anno e si può presentare a qualsiasi età, ma la sua frequenza aumenta con l’età avanzata, tanto da rappresentare la quasi totalità delle leucemie acute dell’anziano. La LLA, al contrario, rappresenta l’80% delle leucemie nei bambini e nei giovani sotto i 15 anni, mentre è meno frequente nell’adulto rappresentando solo il 20% delle forme leucemiche in età avanzata. L’età di insorgenza influenza fortemente la prognosi, maggiormente favorevole in età pediatrica.
    • Le leucemie croniche sono neoplasie caratterizzate da un andamento clinico lento e progressivo che consente l’utilizzo di trattamenti farmacologici mirati a controllare la malattia senza necessariamente eradicarla. Sono meglio definite sindromi mieloproliferative e includono tra le altre la Leucemia Mieloide Cronica (LMC), la Policitemia Vera, la Trombocitemia Essenziale e la Mieofibrosi. La LMC rappresenta il 15-20% di tutti i casi di leucemia e ha un’incidenza di 1-2 casi ogni 100.000 individui per anno. La storia naturale della malattia e la prognosi dei pazienti oggi è radicalmente miglioratagrazie all’introduzione da circa 15 anni di una classe di farmaci, gli inibitori di tirosin-kinasi, una terapia molecolare in grado di bloccare la proliferazione delle cellule leucemiche.

Se già è considerato tale per diverse forme neoplastiche, il fumo si conferma un fattore di rischio anche per alcuni tipi di leucemie e malattie cardio-cerebrovascolari. Fattore invece protettivo è l’attività fisica che aiuta a prevenire malattie croniche non trasmissibili come appunto la leucemia mieloide.

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