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Giornata mondiale contro l’AIDS, come abbattere le disuguaglianze

Il 1° dicembre ricorre l’appuntamento volto a sensibilizzare la popolazione mondiale sull’affrontare gli ostacoli che frenano i progressi nella lotta al virus. Ecco i numeri nel mondo e in Italia

Eliminare le disuguaglianze e porre ciascuno nella condizione di poter accedere a cure e servizi di prevenzione. Con questi obiettivi come di consueto il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l’AIDS, l’appuntamento che mai come quest’anno vuole porre al centro il diritto alla salute dell’intera popolazione mondiale.

Numeri ufficiali di UNAIDS, il programma avviato in tal senso dalle Nazioni Unite, relativi al 2021, dicono che 38,4 milioni di persone nel mondo convivono con l’HIV e, di queste, 1,5 milioni ne hanno contratto una nuova infezione. I più colpiti sono i soggetti dai 15 anni in su (36,7 milioni), mentre 1,7 milioni sono i bambini. Donne e ragazze sieropositive rappresentano il 54% del totale. Un dato su cui riflettere è quello relativo alla consapevolezza della propria condizione: sempre secondo UNAIDS, 5,9 milioni di persone non mondo non sapevano, al termine dello scorso anno, di essere positive all’HIV. Tuttavia, i progressi, in particolare nella riduzione dei decessi provocati dall’AIDS, ci sono.

Dal picco registrato nel 2004, le morti si sono ridotte del 68% e del 52% rispetto al 2010: 650mila quelle avvenute nel mondo lo scorso anno a causa di patologie legate all’AIDS: nel 2004 furono 2 milioni e nel 2010 1,4 milioni. Sempre dal 2010 è diminuita del 57% la mortalità tra donne e ragazze e del 47% per uomini e ragazzi: motivo principale è il numero crescente di pazienti che hanno accesso alla terapia antiretrovirale(28,7 milioni nel 2021).

E in Italia qual è la situazione? Il Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, con i dati delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS aggiornati al 31 dicembre 2021, conferma che anche nel nostro Paese il trend è in diminuzione, ma l’attenzione va mantenuta alta. Il documento, infatti, mette in risalto l’aumento delle diagnosi tardive, con oltre un terzo delle persone coinvolte che lo scopre solo quando sono già presenti i sintomi dell’infezione o, in molti casi, di patologie ad essa collegate. La proporzione dice che 8 pazienti su 10 con AIDS hanno scoperto di essere sieropositivi nei sei mesi precedenti alla diagnosi.

Nel 2021, sono state 1770 le nuove diagnosi di infezione da HIV con un’incidenza di 3 nuove diagnosi ogni 100mila residenti. Un dato che posiziona l’Italia al di sotto della media europea con 4,3 nuovi casi e la colloca al settimo posto tra i paesi dell’Europa occidentale con le incidenze più basse. Sempre lo scorso anno sono stati diagnosticati 382 nuovi casi di AIDS pari a un’incidenza di 0,6 nuovi casi per 100mIla residenti, un’incidenza in costante diminuzione. In calo anche la proporzione di persone che alla diagnosi di AIDS presentava un’infezione fungina (la presenza cioè sui tessuti di una o più specie di funghi), mentre è aumentata la quota di soggetti con un’infezione virale e con tumori.

Lo slogan “Equalize”, promosso da UNAIDS per l’edizione 2022, è insomma una vera e propria chiamata all’azione per aumentare la disponibilità, la qualità e l’adeguatezza dei servizi per il trattamento, il test e la prevenzione dell’HIV. L’obiettivo è riformare le leggi, le politiche e le pratiche per affrontare il problema e l’esclusione delle persone che vivono con l’HIV così che tutti siano rispettati e accolti.

Un tema, quello della lotta ad HIV e AIDS che, ovviamente, coinvolge l’intera popolazione, compresi i donatori di sangue e plasma. Come ha dichiarato il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, «anche se il panorama italiano e internazionale dice che i numeri tendono ad abbassarsi, dobbiamo continuare a lavorare insieme per far sì che ricerca, prevenzione e comportamenti corretti non vengano mai meno, a tutela di ciascuno di noi. Monitorare il proprio stato di salute sottoponendosi a esami ciclici è fondamentale non solo per sé stessi, ma per l’intera collettività di cui siamo parte. Come associazione – conclude – siamo da sempre consapevoli del fatto che debellare queste malattie sia un obiettivo da centrare insieme e per farlo è fondamentale guidare e informare le nuove generazioni. Avere cura di sé vuol dire avere cura degli altri, esattamente come fanno i donatori assicurando il proprio stato di salute ottimale e la qualità del sangue e del plasma per i pazienti. Debellare questo nemico è possibile, ma solo se saremo uniti e continueremo a diffondere conoscenza e consapevolezza attraverso l’informazione, particolarmente rivolta ai giovani e ai loro comportamenti».

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