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Giornata mondiale contro l’AIDS: ecco cosa dicono i dati dell’ISS

Il 1° dicembre si celebra come ogni anno questo appuntamento. In base a quanto emerge dal report dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2022 si sono registrati più contagi tra persone etero e donne. In aumento anche le diagnosi tardive

 

Quasi 2mila nuove diagnosi di infezione da HIV e 403 casi di AIDS. Sono alcuni dei numeri contenuti nel Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, il report che fornisce una fotografia sull’attività di sorveglianza effettuata in Italia nel corso del 2022. Un documento che acquisisce ulteriore importanza soprattutto per la data odierna, 1° dicembre, in cui come ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro l’AIDS.

Nel rapporto si legge che l’incidenza delle nuove diagnosi di HIV è in diminuzione dal 2012, anno da cui i dati sulla sorveglianza hanno copertura nazionale. La riduzione più evidente è stata riscontrata tra il 2018 e il 2020, con un lieve aumento negli ultimi due anni post pandemia. L’Italia, in questo ambito, si colloca al di sotto della media stimata dei Paesi dell’Europa occidentale e dell’Unione Europea (5,1 casi per 100.000 residenti in entrambe le aree), con le incidenze più alte registrate in Lazio, Toscana, Abruzzo e Campania. Il 78,7% delle persone che, nel 2022, hanno scoperto di essere HIV positive era di sesso maschile, con un’età media di 43 anni e di 41 per le donne.

Questo trend riguarda tutte le modalità di trasmissione, con un’incidenza più elevata registrata lo scorso anno nella fascia d’età tra i 30 e i 39 anni, mentre fino al 2020 questo fenomeno si riscontrava in quella 25-29 anni. Diversi i punti chiave emersi dall’indagine, come ad esempio che, da diversi anni, il numero più elevato di diagnosi è riconducibile alla trasmissione sessuale e, in ordine decrescente, a maschi che fanno sesso con maschi (MSM), maschi eterosessuali e femmine eterosessuali.

Dal 2016 è in diminuzione il numero delle nuove diagnosi di HIV negli stranieri di entrambi i sessi, mentre dal 2015 aumenta la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi CD4 o in AIDS). Lo scorso anno, inoltre, i due terzi degli eterosessuali maschi e più della metà delle donne eterosessuali sono stati diagnosticati con CD4 <350 cell/ μL.

Sempre nel 2022, inoltre, quasi la metà di coloro che hanno ricevuto una nuova diagnosi di HIV ha effettuato il test dopo aver accusato sintomi o patologie correlate al virus: questa percentuale è in aumento rispetto agli anni precedente. Altri motivi che hanno portato alla decisione di effettuare il testo sono stati: comportamenti sessuali a rischio (24,3%), controlli di routine o iniziative di screening a seguito di campagne informative (8,9%) e accertamenti per altra patologia (4,5%). Stabile, invece, è lo scenario che vede gran parte delle persone con diagnosi di AIDS scoprire di essere sieropositive nei pochi mesi precedenti la diagnosi di AIDS. Sostanzialmente invariato anche il numero di decessi per AIDS rispetto al 2014.

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